La casa di carta

Dal saper fare dei maestri cartai fino alle più moderne tecnologie. In Toscana il polo tecnologico dell’industria cartaria

«Da bambino, quando finiva la scuola, passavo le prime settimane di vacanze in cartiera: ricordo ancora l’odore delle enormi masse di carta da macero». Massimo Carrara, 60 anni, dal 2018 Cavaliere del lavoro, sorride pensando ai primi momenti nell’industria di famiglia che ora guida come presidente.

Le Cartiere Carrara, nate un secolo e mezzo fa, sono un gigante toscano da seicento dipendenti, nove stabilimenti (otto si trovano fra Pistoia, Lucca e Arezzo, il nono a Savona) e una produzione che può toccare le 240.000 tonnellate l’anno fra asciugatutto, fazzoletti, tovaglioli e carta igienica.

«Tanto è cambiato, la tecnologia specialmente. Ora il processo è computerizzato e non c’è contatto fra uomo e macchina: sono migliorate la sicurezza sul lavoro, la qualità del prodotto e la tutela dell’ambiente».

Sempre più eco

Massimo Carrara rappresenta la sesta generazione di una famiglia di maestri cartai: tutto è iniziato nel 1873 a Pietrabuona, Pescia (Pistoia), nello storico stabilimento ancora in funzione. «Lo rimarrà sempre, è un pezzo di cuore» assicura. Allora produceva un quintale di carta al giorno, le industrie moderne ne sfornano mille volte tanto.

Il fabbisogno di risorse però si è ridotto grazie alla ricerca. «Consumiamo un quinto dell’acqua rispetto a trent’anni fa, un terzo se guardiamo a quindici anni fa. I nostri migliori impianti con due litri di acqua riescono a produrre un chilo di carta». Le emissioni di anidride carbonica sono calate del 60 per cento, mentre il legno da cui è ottenuta la cellulosa viene da foreste sostenibili, piantate per il mondo cartario, programmando i tempi di crescita e di sostituzione degli alberi, senza tagliare i polmoni verdi del pianeta.

La casa di carta
Il presidente delle Cartiere Carrara, Massimo Carrara

Il marchio Tuscany

L’ultimo arrivato è il marchio “Tuscany – la bellezza della carta” che, fin dai paesaggi ritratti sulla confezione, mostra il legame con la terra di origine. «È un tributo alla bellezza della regione, dove è nata la tradizione cartaria italiana» spiega Massimo Carrara.

Dietro a uno “strappo” c’è un mondo fatto di ingegneri e studiosi, basti pensare che questo comparto è secondo solo al settore petrolifero per complessità tecnologica. «L’industria cartaria si è sviluppata a Lucca anche per la presenza di officine specializzate che fabbricano, a livello mondiale, il 40 per cento delle macchine a ciclo continuo e l’80 per cento di quelle converting, fondamentali per questo tipo di produzione».

Dietro al termine inglese c’è la genesi del fazzoletto di carta: macchinari, alti come una palazzina a due piani, trasformano gigantesche bobine di cellulosa, una tonnellata e mezzo di peso per due chilometri e mezzo di lunghezza, nei morbidi rotoli che usiamo ogni giorno nelle nostre abitazioni.

Il prodotto. Mille veli di Toscana

La soffice carta che sa di Toscana. Asciugatutto, tovaglioli, fazzoletti, veline e carta igienica: nei punti vendita Coop.fi si trova la linea di “Tuscany – la bellezza della carta”. Il marchio di fabbrica? I paesaggi della nostra regione, riportati sulla confezione. La qualità è garantita dall’uso di fibre selezionate e dal controllo dei prodotti, con test per il contatto con la pelle e gli alimenti.

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