Il pesce “senza”

La campagna di riduzione degli antibiotici nei prodotti a marchio estesa al comparto del pesce. Tutti allevati senza l’uso di antibiotici negli ultimi sei mesi

Orata, branzino, trota iridea e persico spigola, rombo chiodato, salmone. Animali con ciclo di vita di circa due anni, tutti di filiera a marchio Coop e, da ottobre 2018, tutti allevati senza l’uso di antibiotici negli ultimi sei mesi.

Questo l’assortimento iniziale con cui Coop ha esteso anche al settore ittico fresco la campagna di riduzione e razionalizzazione degli antibiotici negli allevamenti di filiere a marchio coinvolgendo, nella fase iniziale, 11 fornitori, 11 stabilimenti di lavorazione, 135 impianti di acquacoltura e 20 mangimifici.

Dove e come

Gli impianti scelti sono prevalentemente in Italia; sul fronte estero si aggiungono quelli in Spagna e Portogallo per il rombo chiodato e in Scozia per il salmone.

Si tratta di impianti di grandi dimensioni e a minore densità, dove i pesci hanno più spazio per nuotare e sviluppare la muscolatura: i pesci d’acqua dolce crescono in ampie vasche a terra, mentre quelli d’acqua salata vivono in gabbie situate direttamente in mare aperto, ad esclusione dei rombi, allevati in vasche a terra.

Le regole

Un patto di alleanza, quello fra Coop e i fornitori, che si basa su disciplinari di allevamento condivisi e controllati che tutti gli attori della filiera si impegnano a rispettare.

Fra le buone pratiche, ad esempio, quelle sulla gestione degli allevamenti, sul benessere animale focalizzato, tra le altre, su alimentazione e su qualità delle acque, riduzione della densità degli allevamenti, profilassi e terapia e metodi di raccolta per limitare lo stress degli animali.

Un impegno importante è anche quello sull’alimentazione, con idonei programmi e formulazioni, l’uso di mangimi non Ogm, senza coloranti artificiali (per il salmone), senza ingredienti da animali terrestri, nonché divieto dell’utilizzo di anabolizzanti, ormoni naturali e di sintesi.

Il disciplinare regolamenta norme strette sul fronte igienico-sanitario, della tracciabilità e di pesca sostenibile che tutti i soggetti garantiscono con la certificazione rispetto a importanti standard riconosciuti come Friend of the sea, Global Gap o Asc.

Il senso di questa nuova tappa

A chiarire il senso di questa nuova tappa, le parole di Maura Latini, direttore generale di Coop Italia:

«Per Coop benessere animale e tutela della salute umana non sono un’opzione, ma la propria missione: vogliamo marcare il segno anche in questo settore, con allevamenti meno stressanti che riproducano il più possibile le condizioni naturali di vita dei pesci, con trattamenti veterinari ridotti al minimo necessario, e che, al tempo stesso, generino un minore impatto ambientale grazie alla riduzione di residui di farmaci rilasciati in acqua.

Ci auguriamo che anche questo nuovo percorso raccolga l’adesione convinta dei nostri fornitori, delle istituzioni e dei consumatori e porti gli stessi brillanti risultati che abbiamo raggiunto in un anno e mezzo nelle altre filiere a marchio».

L’allevamento in Toscana

Fra i fornitori di Unicoop Firenze la Cooperativa Maricoltura&Ricerca, dopo un periodo di verifica e di analisi, ha certificato il suo allevamento per orate e branzini, situato nell’isola di Capraia, relativamente al requisito di pesce allevato senza uso di antibiotici negli ultimi sei mesi.

Collocato su un fondale di 60 metri al centro del Parco dell’Arcipelago Toscano, l’allevamento è a basso impatto ambientale. Le correnti dell’isola, inoltre, obbligano i pesci a un continuo movimento, il che migliora notevolmente la qualità della loro carne.

(dall’articolo di Sara Barbanera, pubblicato sull’Informatore di ottobre 2018)

Il video (ottobre 2018)

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