Casa Federico: un posto per i senza fissa dimora, per ricominciare

Ad Arezzo c'è un'appartamento che offre una nuova vita a chi non ha una casa o è in difficoltà. Un progetto della Fraternità Federico Biondi, sostenuto dalla Fondazione Il Cuore si scioglie

Un posto sicuro

Una casa non è solo quattro mura e un letto. Una casa è fatta di odori come quello del caffè che sale nella caffettiera e della cena che viene preparata in cucina. Ma anche di sensazioni, relazioni e affetti. Tutto racconta una cosa sola: una casa è il posto sicuro dove stare insieme a chi si vuole bene.

Ma chi è senza fissa dimora non ha tutto questo. Anzi, vive una situazione continua di insicurezza, abbandono e rifiuto. Come è successo a Vittorio, che dopo la separazione si è trovato in mezzo a una strada e si è lentamente lasciato andare ai margini della società. Ha iniziato a bere, ma è riuscito a fermarsi. Ricominciare però è difficile, a volte quasi impossibile senza un aiuto. Per sostenere le persone come Vittorio, ad Arezzo è nata Casa Federico, un appartamento condiviso in cui offrire una nuova vita a chi è senza fissa dimora o in difficoltà. L’idea nasce dalla Fraternità Federico Biondi onlus, una fondazione aretina che si dedica ai senzatetto e alle persone in difficoltà, fornendo assistenza e consulenza.

«La Fraternità nasce nel 2013 dopo la prematura scomparsa di Federico Biondi, giovane molto attivo nel sociale» raccontano Bruna Giovannini e Giovanna Raguso, volontarie dell’associazione e referenti di Casa Federico. Il primo progetto a cui danno vita è il centro diurno, aperto nel 2014. Uno spazio dove dalle 8.30 alle 10.30 e dalle 16 alle 18 chiunque può bussare alla porta ed essere accolto. Al centro si può fare una buona colazione con dolci e salati offerti dalle pasticcerie e pizzerie dell’aretino, farsi una doccia, pulire i vestiti in lavatrice e trovarne di nuovi grazie alla distribuzione di indumenti.

«Ma la nostra scommessa non è l’assistenzialismo, bensì la promozione della persona» spiega Cristiano Rossi, presidente della Fraternità. Infatti i volontari sono sempre pronti non solo ad ascoltare le persone che vengono al centro, ma anche ad aiutarle a iniziare un percorso di ricerca del lavoro, di cura della propria salute o in generale a rimettersi in piedi.

Al centro diurno vengono anche raccolte con una scheda le competenze di ogni visitatore, così molti hanno potuto trovare un lavoro e riprendere una vita normale, senza nemmeno passare dalla casa.

«La Fraternità non cammina per conto suo – spiega Bruna -, abbiamo rapporti stretti con servizi sociali, forze di sicurezza e con altre associazioni, con cui portiamo avanti altri progetti per seguire in maniera continuativa i percorsi di recupero». Proprio da coloro che frequentavano il centro diurno è emersa chiara un’esigenza:«C’erano persone che avevano bisogno di essere tolte dalla strada – spiega Bruna -, avevano fragilità importanti, necessità di riprogrammare e ricominciare la propria vita. E noi abbiamo pensato che ce la potevano fare».

Ricominciare insieme

La prima Casa Federico apre ad Arezzo nel 2016, per poi trasferirsi nel 2018 in una zona della città più vicina a situazioni di disagio. Ma un solo appartamento non bastava per le tante persone che, una volta conosciuto il progetto, chiedevano aiuto. «Ci sono tante richieste da parte di persone che hanno bisogno di un luogo dove risiedere – racconta Giovanna -, perché non hanno mai posseduto un’abitazione, oppure perché non ci possono più vivere a causa di separazioni o altri eventi». E non avere una residenza innesca un circolo vizioso: è quasi impossibile trovare lavoro, richiedere aiuti alle istituzioni e tutto diventa più difficile.

Per questo è nata l’idea di una seconda Casa Federico, che è stata aperta in seguito alla campagna di crowdfunding “Pensati con il Cuore” della Fondazione Il Cuore si scioglie.

Il 30 novembre 2019, con i fondi raccolti, è stato possibile aprire il secondo appartamento nello spazio messo a disposizione dal Seminario di Arezzo. Alcuni dei futuri inquilini si sono impegnati in prima persona a mettere a disposizione le loro competenze per rendere abitabile la casa: dal posizionamento delle mattonelle fino all’installazione del bagno.

«La nostra idea del cohousing è un po’ particolare – spiega Cristiano -, ci affidiamo all’autogestione e non abbiamo personale interno alla casa». La cura quotidiana dell’appartamento è seguita da un referente, scelto fra i sei inquilini, che ha il compito di far rispettare le regole: dai turni per la pulizia fino al divieto dell’uso di alcolici e all’orario di accensione del riscaldamento. Per il resto, è una casa con diversi coinquilini, come tante altre: c’è via vai, ma sempre senza confusione e soprattutto la sera si cerca sempre di mangiare tutti insieme.

«Una casa ha senso se si costruiscono delle relazioni positive fra le persone – racconta Bruna -, l’affetto costruito piano piano e il consumare la cena insieme aiuta moltissimo a creare rispetto e parità fra gli inquilini». L’obiettivo, attraverso incontri settimanali, è sempre quello di spingere verso l’autonomia, la ricerca attiva di un lavoro e in generale a rimettersi in piedi. La campagna di crowdfunding è servita per finanziare i lavori per rendere agibile la casa, per stipulare il contratto di locazione e per pagare le utenze.

«Il contributo della sezione soci Coop di Arezzo è stato molto importante in questa campagna – spiega Cristiano -, tantissime persone hanno contribuito al progetto, e per noi è stata una prova di grande fiducia». Anche se la più grande emozione rimarrà sempre un’altra: come precisa Bruna, «la nostra vittoria è quando possono finalmente uscire da Casa Federico per una nuova vita autonoma».

Nuovi progetti

Dal 20 gennaio è ripartita la quarta edizione di Pensati con il Cuore. Cinque nuovi progetti di solidarietà per aiutare chi ha più bisogno sul territorio toscano. Da quando è stata lanciata l’iniziativa sono state messi a disposizioni oltre 890.000 euro.

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