Uffa!, l’autotampone nasale del Meyer per la diagnosi di Covid-19

Conclusa con successo la prima fase sperimentale dello studio, dal 16 novembre il tampone nasale fai da te è entrato nella pratica clinica dell’ospedale e verrà somministrato come screening periodico ai 1500 operatori Meyer

Si chiama Uffa!, perché è nato dopo l’ennesima esclamazione di disappunto di un piccolo paziente del Meyer che doveva ripetere il tampone. Il Covid, si sa, ha cambiato la quotidianità di tutti. Anche quella dei bambini ricoverati all’ospedale pediatrico Meyer, costretti a fare più volte il tampone per controllare il loro stato di salute. Così l’equipe di Immunologia del pediatrico fiorentino ha messo a punto un kit che ha due grandi vantaggi: non deve arrivare alla gola per verificare la presenza del virus e può essere fatto anche da mamma o papà.

Partiamo dal primo vantaggio. Che differenza c’è fra tampone rinofaringeo (il classico) e nasale?
“Il tampone rinofaringeo va inserito nel naso ed infilato molto in profondità, fino alla faringe – spiega la professoressa Chiara Azzari, responsabile del Laboratorio di Immunologia del Meyer – mentre quello nasale si ferma nella parte anteriore del naso, in quella che noi chiamiamo l’ala del naso, proprio all’inizio”.

Sembra difficile da credere, ma lo studio del Meyer ha rivelato che il tampone nasale, oltre ad essere molto meno fastidioso di quello nasofaringeo, è ugualmente efficace: “Abbiamo iniziato a studiarlo la scorsa primavera, durante la prima ondata e oggi ne abbiamo la conferma. Anzi la quantità di virus che si trova all’inizio del naso è quasi più alta di quella che si trova in fondo, nel punto finora considerato privilegiato per fare il tampone classico. Del resto anche il Centers for Disease Control (CDC) di Atlanta ha recentemente inserito il tampone nasale anteriore come metodo accertato per testare la presenza del virus” continua Azzari.

Ufficio stampa Meyer

Uffa! Come funziona

In pratica Uffa! è un “cofanetto” colorato che contiene il kit per l’esame, composto da un foglio di istruzioni, un tampone e una provetta. Da lunedì 16 novembre lo stanno utilizzando gli operatori sanitari dell’ospedale pediatrico, con un netto risparmio di tempo e personale: “Oltre ad essere meno fastidioso, il tampone nasale può facilmente essere auto-somministrato, velocizzando la procedura ed evitando che un possibile contagiato entri in contatto con l’operatore. Nel nostro caso significa che un sanitario che lavora al Meyer può ritirare il kit quando finisce il turno, fare il tampone a casa, consegnare la mattina dopo il campione nell’urna che abbiamo predisposto e attendere il risultato. I tempi e le modalità di analisi sono le stesse del rinofaringeo”.

Obiettivi futuri

Obiettivo a medio termine di Uffa! è quello di essere diffuso anche in altre strutture sanitarie e in altri ospedali e Paesi: “Ci hanno già contattato dalla Germania e da Londra per avere informazioni – spiega Azzari – il nostro è un progetto aperto, che è stato validato e vogliamo mettere a disposizione della comunità. In prospettiva Uffa può sostituire le lunghe code ai drive trough che vediamo ai telegiornali. Per il momento, oltre ai nostri medici ed infermieri, lo stanno utilizzando i genitori dei bambini che sono in ospedale: sono bravissimi a fare il tampone ai loro figli!”.

Maggiori informazioni

Sul sito dell’Ospedale pediatrico Meyer


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