Carta famiglia per gli Uffizi scontata per i soci Unicoop Firenze

Il Passepartout Family è la carta famiglia per visitare il museo fiorentino quante volte si vuole. Disponibile dall'8 dicembre per i soci Unicoop Firenze a soli 50 euro più mille punti della Carta Socio. Si compra nei Coop.fi, si ritira agli Uffizi.

Carta speciale

Tutte le meraviglie delle Gallerie (Uffizi, Palazzo Pitti e Giardino di Boboli), oltre al Museo Archeologico e al Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, sono fruibili attraverso la Passepartout Family, la speciale card valida per due adulti e un numero illimitato di bambini, che consente l’accesso per un anno.
La carta costa 100 euro, ma i soci di Unicoop Firenze possono ottenerla, a partire dall’8 dicembre fino al 31 marzo 2022, al costo di 50 euro, più 1000 punti. Si compra nei Coop.fi e si ritira agli Uffizi.

Aprirsi ancor più a pubblici diversi e alle nuove generazioni è l’obiettivo di sempre del direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, perché «il museo non è solo un contenitore di opere, ma anche un centro di irradiamento di idee e un luogo di confronto». Questo vuol dire valorizzare l’arte e la storia locali – si pensi al progetto degli “Uffizi diffusi” e di “Terre degli Uffizi” poi – e proporre un’ampia e variegata serie di iniziative, dai concerti alle molte esposizioni temporanee.

Non solo Botticelli o Raffaello, ma anche l’arte contemporanea (la mostra “Smarriti” di Franco Ionda, fino al 12 dicembre nell’Andito degli Angiolini a Palazzo Pitti); o alla possibilità di ammirare opere che raramente vengono concesse in prestito, come il Ritratto di Jacopo Strada di Tiziano, capolavoro assoluto dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, esposto nella Sala Bianca di Palazzo Pitti fino al 16 gennaio.

Inoltre, fino al 24 aprile del prossimo anno, la Galleria degli Uffizi ospita infatti una mostra dedicata all’infanzia nel mondo Romano. “A misura di bambino. Crescere nell’antica Roma”, curata da Lorenza Camin e Fabrizio Paolucci, affronta un tema che finora non è stato mai illustrato, attraverso oltre 40 opere provenienti dai principali musei archeologici italiani che descrivono le diverse sfaccettature della vita quotidiana dei fanciulli nell’antica Roma a partire dal momento della nascita e fino ai 14-15 anni.

Il tempo delle noci

Nascere – o meglio: sopravvivere alla nascita – non era facilissimo nell’antica Roma, tanto che ai neonati (gli infantes, dal verbo fari che significa parlare: essendo appena nati ovviamente non lo facevano, e dunque per la legge non avevano personalità giuridica) si preferiva rimandare di 8 o 9 giorni la solenne festa dei Nominalia, ossia dell’imposizione del nome. In attesa dell’età adulta – intorno ai 12-13 anni per le bambine, quando alla comparsa del menarca venivano considerate pronte per il matrimonio, e ai 15-16 per i maschi, quando venivano avviati alla vita pubblica -, vivevano quello che era chiamato “il tempo delle noci”, perché queste ultime erano uno degli oggetti più utilizzati dai bambini per i loro giochi (l’esposizione ne presenta uno). Giunto il momento del matrimonio, tradizione voleva che abbandonassero, letteralmente, i giochi dell’infanzia: le femmine dovevano donare la loro bambola a una divinità e i maschi dovevano lanciare delle noci ai bambini presenti alla cerimonia, proprio a significare che si lasciavano alle spalle l’infanzia.

Sono solo alcune delle curiosità che la mostra propone, in un percorso che affronta i diversi momenti di passaggio, i rituali, i giochi, a sottolineare che in fondo i bambini sono sempre bambini, in ogni epoca. Per capirlo basta guardare ad esempio alla rara bambola snodabile in avorio, finora mai esposta, che con la capigliatura alla moda e i suoi stivaletti, ma anche con gli abiti su misura per poterla cambiare, non ha niente da invidiare alla celebre Barbie.

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