Stefano Mancuso: ritorno alla natura

Quando si parla di qualità dell’aria, generalmente ci si riferisce a quella delle città e delle strade. Si pensa alle centraline che sforano i limiti di ozono, biossido di azoto e delle polveri sottili.Pochi si interrogano invece sulla qualità dell’aria di uffici e case, o di luoghi pubblici, come scuole e ospedali, nei quali passiamo la gran parte del nostro tempo.

Ebbene, l’aria degli ambienti chiusi è generalmente peggiore di quella esterna, perché agli inquinanti che arrivano da fuori si aggiungono quelli che derivano dalle attività umane interne, come polveri, composti chimici provenienti da mobili e detergenti per la pulizia. Quando si interviene per migliorare la qualità dell’aria, lo si fa attraverso i sistemi di aerazione forzata che comportano un impatto ambientale, oltre a un notevole dispendio energetico ed economico.

La soluzione

La natura può venirci in soccorso, in particolare le piante. Nell’arco della ancor breve storia umana sulla Terra, abbiamo sempre guardato al mondo animale per innovare; in realtà arrivano da quello vegetale le migliori soluzioni ai problemi. Osservandone il funzionamento e facendo diventare le piante parte integrante della nostra vita, la qualità dell’esistenza migliora sensibilmente. Non solo perché trasformano l’anidride carbonica e producono ossigeno, ma anche perché gli organismi vegetali reagiscono alle situazioni problematiche con risposte efficaci ed economiche, nel senso che adottano quelle che richiedono un minor dispendio energetico.

La funzione sociale delle piante

Inoltre le piante hanno una funzione sociale: è dimostrato che “creano comunità felici”, perché le persone soggiornano più volentieri nei luoghi dove sono presenti, con conseguenze positive sulle capacità cognitive e sullo stress.

Questa funzione possono svolgerla anche all’interno di un supermercato, ad esempio. Quante volte mi sono domandato: perché le piante sono state “esiliate” dai luoghi del commercio? Il progetto sperimentale “Fabbrica dell’aria” che stiamo portando avanti con Unicoop Firenze, dopo il precedente della Manifattura Tabacchi, ha dunque una portata eccezionale, perché è un unicum a livello mondiale e racchiude in sé un valore scientifico, economico e sociale.

Scegliere di “ripulire” l’aria di uno spazio commerciale servendosi delle piante, in alternativa ai consueti sistemi di filtraggio, ha un che di rivoluzionario. Significa riconoscere e attribuire alle piante un ruolo che per decenni è stato negato, oltre ad avere il merito di regalare a noi umani il privilegio di vivere meglio.

La Fabbrica dell’Aria

Partiamo con un esperimento, una serra di piante tropicali per il filtraggio dell’aria all’ingresso della Nuvola di Novoli e un’altra vicina alla pescheria. Se l’operazione funzionerà – riduzione dell’impatto ambientale e, auspichiamo, minor costi rispetto alla depurazione meccanizzata degli ambienti -, da Firenze potrà partire un nuovo rinascimento, ecologico questa volta, in grado di migliorare realmente il modo umano di approcciare agli organismi vegetali e animali e più in generale all’ambiente in cui viviamo.

( di Stefano Mancuso, Università di Firenze)

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