Ludovico Arte: la scuola oggi

Riflessioni con Ludovico Arte, dirigente scolastico dell’Istituto Marco Polo di Firenze

Ludovico Arte è dirigente scolastico dell’Istituto tecnico statale Marco Polo di Firenze, uno dei tanti che nella scuola e nei suoi ragazzi e ragazze ci crede davvero. In occasione della presentazione dei nuovi percorsi educativi di Unicoop Firenze per le scuole toscane per questo nuovo anno scolastico, gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo punto di vista sulla scuola oggi, sulle sfide che la scuola si troverà ad affrontare in questo nuovo anno scolastico, sui pro e contro della didattica a distanza, e sul rapporto scuola e nuove tecnologie.

Qual è la situazione nelle scuole oggi? Come stiamo ripartendo?

Con incertezza perché è una situazione che nessuno sa bene come si evolverà, però le scuole stanno facendo il possibile per organizzarsi e gestire gli aspetti pratici, come sistemare i banchi, pulire le aule, e dall’altra stabilire le regole della convivenza di questo particolare periodo che ci aspetta. Glu umori sono i più vari, persone che si avvicinano in modo più sereno all’avvio dell’anno scolastico e persone più preoccupate. È  importante secondo me mantenere la calma, non farsi prendere dall’ansia, sapendo che ci aspetta un periodo di convivenza con il virus e quindi dovremmo affrontare alcune situazioni difficili. Se saremo tranquilli e razionali sarà più facile gestire il tutto. L’obiettivo è quello di tornare in presenza nelle aule il più possibile con tutte le misure di sicurezza necessarie. I ragazzi ci chiedono questo perché è importante per loro.

Quali responsabilità sente in questi giorni di riapertura della scuola come dirigente scolastico?

Il mio lavoro come quello di tanti è quello di affrontare le cose che succedono. Nella vita ci sono tanti momenti difficili, le cronache lo raccontano ogni giorno.  Non c’è solo il Coronavirus, ci sono persone malate di tumore che lottano per la vita, che affrontano la malattia, la morte, e ci sono anche episodi di violenza come quello accaduto al giovane Willy, morto dopo una violenta aggressione.  Ecco allora penso che il mio compito come preside e insegnate sia quello di pensare sì al gel igienizzante e alle mascherine, mettere la scuola in sicurezza nella tutela della salute di tutti, ma poi la scuola deve misurarsi con la realtà, con la vita che è fatta di tanti eventi e interrogarsi, ad esempio, sul perché accadono queste cose, perché è successo questo episodio di violenza razziale? Forse la scuola non fa abbastanza per aiutare i ragazzi a non diventare violenti, o non aiuta le ragazze a non mettersi con uomini violenti come a volte succede. Voglio trovare il tempo anche per questa scuola, per parlare di ambiente, di razzismo, di solidarietà, di lavoro.

Sulla didattica a distanza…

La didattica a distanza è stata una situazione di emergenza ma non può essere la “scuola”. La tecnologia è importante per la nuova didattica, ma la scuola è fatta in presenza, con tutte le difficoltà e il piacere di vedersi, di abbracciarsi. La tecnologia nelle scuole c’era anche prima del lockdown, ci sono le lavagne multimediali in classe, tanti strumenti, i computer e sono tutti strumenti preziosi per coadiuvare la didattica. Noi, ad esempio, lo scorso anno, per diversi ragazzi con problemi di salute che li hanno portati a lunghe assenze abbiamo attivato collegamenti a distanza per consentire loro di continuare a seguire quello che accadeva in aula, interagire con i compagni e gli insegnanti. Ma la tecnologia non potrà mai essere sostitutiva della scuola in presenza.

Insieme alla scuola deve ripartire anche la vita sociale ed economica perché sono collegate. L’apprendimento non avviene solo al chiuso delle aule o di una casa, ma anche per esperienza nella vita reale. Questo è anche il senso degli stage che facciamo nelle scuole o delle uscite scolstiche. Per fare capire ad un ragazzo o ad una ragazza come funzionano le cose devo fargli conoscere questo mondo. È importante aprire la scuola perché nella scuola avviene una parte importante di quella “magia dell’apprendimento”, ma poi la scuola deve essere messa in contatto con la realtà, perché è lì che i giovani imparano la vita, ad essere cittadini, persone, studenti.

Capita a volte che studenti con un rendimento scolastico più basso abbiano invece un ottimo giudizio nelle esperienze di stage, perché magari in questa occasione hanno avuto  l’opportunità di mettere in gioco nuove capacità e competenze. Ecco la scuola a volte ha la tendenza a dire tu vali 9, tu vali 4, e il ragazzo finisce per pensare che vale 4 in tutto e non riesce a riconoscersi un talento. Il messaggio da dare è che tutti imparano da tutti e questa è una cosa che un insegnante può riuscire a fare in presenza, a distanza è più complicato.

Didattica a distanza e disuguaglianze

 In questi mesi di lockdown è successa una cosa paradossale. Alcuni ragazzi hanno raccontato  di aver sentito i loro insegnanti più vicini a distanza che non in presenza, perché era scattata una sorta di solidarietà legata alla difficile situazione che tutti stavamo vivendo, per cui la prima cosa che gli insegnanti chiedevano a i ragazzi era “come state?”, domanda che a volte in presenza non facciamo perché presi presi dalle corse per mandare avanti il programma scolastico. Ecco questo è un elemento di attenzione che dobbiamo riportare anche nella scuola in presenza. Ci siamo persi però anche alcuni ragazzi perché vivevano situazioni economiche e sociali difficili, non riuscivano o potevano collegarsi per seguire le lezioni. A scuola invece avremmo potuto aiutarli, stare loro vicino.

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