Contronatura

“Non dimentichiamo la questione ambientale”: l’appello di Stefano Ciafani, Stefano Mancuso e Luca Mercalli

Dieci proposte per liberarci dal gas ed evolvere verso forme di produzione energetica ecocompatibili. Con scadenze precise, perché il tempo di tergiversare è finito, come dimostra la crisi innescata dalla guerra.  

Chi sta provando ad usufruire dei bonus governativi per rendere più efficiente e amica dell’ambiente la propria casa, sa quanto sia complicato arrivare alla meta fra pastoie burocratiche e permessi.

Per questo, fra le idee avanzate da Greenpeace Italia, Legambiente e Wwf Italia, per arrivare alla produzione del 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035, ai primi posti c’è tutto quello che serve per incentivare il fotovoltaico, come l’autorizzazione di nuovi impianti rinnovabili – per la precisione entro marzo 2023 per 90 Gigawatt di nuova potenza installata, pari alla metà dei 180 che si potrebbero realizzare entro fine 2026 – e la richiesta di escludere l’autorizzazione paesaggistica per i pannelli integrati sui tetti degli edifici non vincolati dei centri storici. Ma anche fissare un tetto ai profitti delle aziende che estraggono e trasportano gas fossile o petrolio, sviluppare la produzione di biometano e istituire un fondo di garanzia per la costituzione delle comunità energetiche.

Purtroppo, prima la crisi economica conseguente la pandemia, poi il conflitto hanno fatto fare passi indietro in termini di scelte ecosostenibili: «Dalle iniziative contro l’abolizione della plastica usa e getta all’ipotesi della ripresa delle attività delle centrali a carbone, il rischio è che si torni indietro. Non ce lo possiamo permettere: l’unica soluzione sono le energie rinnovabili. Pensiamo al fotovoltaico e alle lungaggini burocratiche, ma anche alle lotte di chi contesta l’eolico, mentre sarebbe fondamentale continuare a puntare sull’isolamento termico degli edifici» spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente, secondo il quale si è già perso troppo tempo: «Se avessimo iniziato la vera transizione ecologica, oggi non ci troveremmo i rincari in bolletta e l’emergenza della dipendenza dal gas russo o da altri Paesi che comunque non brillano per rispetto dei diritti umani. Non nego che parte della responsabilità sia anche di un certo ambientalismo ideologico che dice no a tutto, ma ora è indispensabile agire con un pensiero comune, come stiamo facendo con Greenpeace e Wwf». 

Guerra all’ambiente 

Prendersi cura concretamente della salute del Pianeta è tanto più urgente oggi che la guerra, come sostiene il climatologo Luca Mercalli, «distrugge le persone, gli affetti, la società, ma sempre di più anche l’ambiente. Con l’aumento della potenza di fuoco degli ordigni esplosivi convenzionali (e per ora speriamo di scampare quelli nucleari), spesso trasportati da missili che compiono lunghi tragitti e con l’enorme consumo energetico dei carri armati e dell’aviazione militare, ogni operazione bellica di oggi rappresenta un enorme dispendio di materie prime e di energia fossile. La distruzione degli edifici e delle infrastrutture fa il resto: macerie che dovranno essere smaltite, nuovo cemento, acciaio e altri preziosi materiali che dovranno essere prodotti per la ricostruzione, con altre emissioni di gas serra».  

Per Mercalli, non solo l’avvento della guerra ha spodestato i temi ambientali dalle priorità dei governi di tutto il mondo, ma si è iniziato a discutere di aumenti imponenti delle spese militari: «Centinaia di miliardi di dollari verranno distolti per anni dagli obiettivi ambientali tanto faticosamente entrati nelle agende politiche» prevede il climatologo, che cita l’ecologo Barry Commoner secondo cui «per fare pace col pianeta, dobbiamo far pace fra noi, fra i popoli che lo abitano».  

Lo dice la Costituzione 

Tutto questo quando anche dalla Costituzione arriva un segnale chiaro: «Dall’8 febbraio nella Costituzione italiana gli articoli 9 e 41 evidenziano l’importanza di essere sostenibili. Un passaggio fondamentale, che non lascia più dubbi sul fatto che la necessità di tutelare l’ambiente per le future generazioni dovrà essere contemplata, a cascata, in qualsiasi tipo di legislazione» spiega il neurobiologo vegetale e direttore della Fondazione per il futuro delle città, Stefano Mancuso.  

«Solo le Costituzioni più recenti di alcuni Paesi dell’America Latina già comprendevano i diritti delle altre specie e la protezione della natura, eppure il primo testo di narrativa scritto dall’uomo è un’opera sumera del 2500 avanti Cristo in cui un padre spiega al figlio cosa fare per mantenere la fertilità di un campo senza che questa decresca durante la vita dei suoi figli e dei figli dei suoi figli». Un segno chiaro, insomma, di come tutela dell’ambiente e salvaguardia della biodiversità siano fattori essenziali per la sopravvivenza.  

E se fino a qualche settimana fa sull’ambiente pesava soprattutto la mano “economica dell’uomo” visto che, come riportava nel 2021 uno studio dell’Università di Cambridge sullo stato della biodiversità, una volta esclusi gli uomini, l’80% dei mammiferi presenti sulla Terra è formato da animali che noi alleviamo come cibo, cioè bestiame, nei giorni successivi al 24 febbraio sull’ecosistema si è accanita anche la guerra. Con conseguenze, dirette e indirette, pesantissime.  

In questo panorama, cosa può fare il cittadino? Se Mercalli richiama a una nuova sobrietà energetica che fermi gli sprechi e il superfluo, Ciafani sottolinea l’importanza delle comunità energetiche, esperienze di autoproduzione, autoconsumo e scambio di energia prodotta da fonti rinnovabili, che coinvolgono i territori, le amministrazioni, i cittadini e le imprese, e di scegliere fornitori verdi. Con l’estate che si avvicina, infine, ricordiamoci, come direbbe Mancuso, l’importanza di alberi e piante per rinfrescare le nostre città e ripulire l’aria, dentro e fuori casa. 

Tempo di pedali

Amiche dell’ambiente, a primavera le due ruote sono l’ideale anche per spostarsi in città. Da qualche mese, a Firenze, è attivo “Piedelibero per La Comune” grazie al contributo della Fondazione Noi – Legacoop Toscana, un servizio di noleggio bici a lungo termine promosso dalla cooperativa di comunità urbana La Comune.

Diventando soci, si può noleggiare per sei mesi o un anno, a un canone agevolato, una bicicletta fornita dalla cooperativa sociale Ulisse, che da anni porta avanti “Piedelibero”, progetto sociale di reinserimento lavorativo dei detenuti che, in un’officina allestita all’interno dell’Istituto Penitenziario di Sollicciano, recuperano, portandole a nuova vita le biciclette provenienti dalla Depositeria comunale.  

Quelle disponibili per il noleggio sono riconoscibili grazie alle manopole rosse e all’adesivo “Piedelibero per La Comune”. Un codice Qr dà accesso a tutte le informazioni relative al progetto. Per i primi cento soci della cooperativa che sottoscriveranno il noleggio in omaggio un kit luci, un lucchetto ad alta resistenza e una borraccia fornita da Publiacqua spa. In caso di furto, si potrà avere un’altra bici, opzione valida per una volta nel corso del noleggio.  

Info
lacomune.coop  

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