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Una stanza fatta di foglie

Una stanza fatta di foglie

Autore Kate Grenville

Casa editrice Neri Pozza

Pagine 352

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

Circolo di lettura sezione soci Poggibonsi

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Poggibonsi

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Durante la ristrutturazione di una residenza storica di Sydney, viene rinvenuta una scatola di latta sigillata che contiene le memorie di Elizabeth Macarthur, moglie di John Macarthur, passato alla storia come primo colono e padre dell’industria laniera australiana.

Il ritrovamento svela la vita di una donna straordinaria, capace di amministrare un’azienda agricola enorme, allevando pecore da lana pregiata e gestendo, con grande temperamento, una manodopera composta da galeotti abbrutiti.

Un destino che non tiene alcun conto della volontà di Elizabeth. Tuttavia, riuscirà a scoprire un coraggio che non sapeva di possedere.

La citazione degna di nota

Quale mistero insondabile […] è il desiderio. L’uomo viaggia seguendo un’orbita e lo stesso fa la donna, entrambi convinti di aver tracciato la propria rotta. Ma siamo tutti innescati dalla stessa manovella invisibile, spinti dalle stesse forze: il bisogno di unione, la brama di trovare un’anima gemella. Ci muoviamo senza mai colmare la distanza tra noi.

 

Avevo rischiato di non imparare mai ciò che mi avrebbe accompagnato fino alla morte: che ero perfetta così com’ero, con i miei punti deboli e la mia forza. Che occupavo un posto nel mondo, e che avevo l’assoluto diritto di farlo.

Le nostre riflessioni

La prima cosa che colpisce l’attenzione leggendo questo libro è senza dubbio il ruolo che ricopre la protagonista: Elizabeth ha una forza che emerge già dai primi capitoli, che ha colpito quasi tutte noi sin dall’inizio con quella che potrebbe essere un esempio perfetto di femminismo. Elizabeth Macarthur è quella che possiamo definire una imprenditrice moderna, intraprendente, curiosa e astuta, capace di tener testa al marito fin troppo attaccato alle sue aspirazioni per vedere con lucidità quello che lo circonda.

Risponde ai piani calcolatori di John Macarthur con la stessa scaltrezza che riconosce in lui, riuscendo anche a tener testa agli altri uomini della colonia con cui si relaziona; si mette a tu per tu con loro e non nasconde una certa arguzia nei dialoghi.

La complessità della figura di Elizabeth diviene sempre più evidente con la nascita del primo figlio, ma sempre più chiaro dopo la toccante scena del parto durante i mesi in mare, in cui la protagonista si rifugia nella sua solitudine per far fronte a ciò che le sta accadendo. Da quel momento la ricerca di un suo spazio personale diventa fondamentale, e sarà grazie l’aiuto di William Dawes che riuscirà finalmente a trovare il suo posto, una stanza tutta per sé che le permetta di rifugiarsi in se stessa, nel suo dolore e nella sua nuova consapevolezza: nonostante riesca a modo suo a trovare un riscatto personale, sarà sempre relegata a quel modello di donna della sua epoca che inevitabilmente cozza con la sua interiorità. Questo, in qualche modo, l’ha portata a sacrificare alcuni lati della sua femminilità, primo fra tutti quel legame emotivo con i figli, vissuto in maniera distaccata.

Nonostante qualcuna di noi non abbia apprezzato alcune scelte narrative ritenute scontate, o le scelte dei personaggi – dettate esclusivamente dalla loro vena calcolatrice – qualcosa che sicuramente ha colpito tutte noi è il modo in cui Kate Grenville ha descritto tutti quegli ambienti così lontani da noi. Sono tutti paesaggi non familiari ai nostri occhi, ma la sua prosa è riuscita a trasportarci tutte nelle terre australiane quasi come se fossimo lì insieme ai protagonisti, rendendo più facile immaginare loro ed Elizabeth in un ambiente così ostico.

Lo consigliamo a...

A tutti.

Le parole chiave del libro

Australia

Settecento

colonie

solitudine

femminismo

astuzia