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Un paese felice

 Un paese felice 

Autore Carmine Abate

Casa editrice Mondadori, 2023

Pagine 264

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop Arezzo

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

 La storia è quella del paese di Eranova, nella Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, che è stato sacrificato sull’altare di una politica miope e corrotta, interessata solo al provvisorio tornaconto politico, che nel caso specifico era rappresentato dal contentino da dare ai Reggini, dopo i moti degli anni ’70 per il trasferimento della capitale calabrese a Catanzaro.

Il tanto decantato quinto polo siderurgico italiano era agognato anche dalla maggioranza dei calabresi, rappresentando per loro una prospettiva di lavoro e di crescita economica. Per cui gli abitanti di Eranova si sono ritrovati soli contro il mondo, senza collaborazioni o solidarietà, vittime essi stessi di una promessa tanto allettante quanto vuota. Una sola voce contraria si levò all’epoca a livello nazionale, quella di Pier Paolo Pasolini, coscienza vigile e attenta di una generazione che correva verso il baratro e a lui si rivolsero Lorenzo e Lina, i due protagonisti del libro, ma ogni azione venne stroncata dalla morte precoce dell’artista.

Lorenzo rappresenta lo scrittore stesso, con la sua storia e le sue prospettive; Lina è una voce giovane e forte, una ragazza estremamente attaccata al suo territorio, che lotta accanitamente, cercando di smuovere i suoi stessi conterranei. 

La citazione degna di nota

La libertà, è tutto nella vita di un uomo, come l’aria che respiriamo, meglio se buona e frizzante, come la nostra che viene dal mare(pag.19)

La rivoluzione la rimandiamo all’autunno, quand’è più fresco o ci annoiamo (pag.35)

Nessuno teme davvero la sparizione di Eranova. Qui la rimuovono come da giovani si rimuove l’ombra di vento della morte. Tutti sappiamo che prima o poi ci agguanterà, ma sotto sotto non ci crediamo e ci illudiamo che possa succedere il miracolo, che non debba capitare proprio a noi o che capiti fra cent’anni, in un futuro ammantato di eternità (pag.54)

Non arrenderti. Rischieresti di farlo un’ora prima del miracolo (pag.233)

Le nostre riflessioni

 L’autore del libro, Carmine Abate, è emigrato da giovane in Germania ed è originario di un paese Arberesh della Calabria, comunità italo-albanese, perciò stesso estremamente interessato a non perdere di vista le origini e la memoria, storica e sociale, di un popolo. 

Il suo intento è quello di accendere un riflettore su una vicenda che ha segnato profondamente una zona della Calabria, quello della Piana di Gioia Tauro, ma che è anche emblematica di un tipo di politica miope e populista, che si può facilmente rintracciare ancora oggi in tante delle proposte politiche avanzate, che allettano con il ricatto del lavoro, senza badare allo sfacelo ambientale e sociale che producono, come il Vajont ieri e il ponte sullo stretto di Messina oggi. 

Nel libro abbiamo ritrovato lo spirito del sud Italia, con l’accento sulla generosità e l’accoglienza della gente, la bellezza e la suggestione dei luoghi, ma anche la mediocrità della politica e lo sperpero dei soldi pubblici. 

Il libro di Abate viene ritenuto all’unanimità gradevole e scorrevole, ma non gli si riconoscono pregi letterari, anche se qualcuno avanza l’ipotesi che il linguaggio, accessibile e semplice, sia funzionale alla narrazione stessa. 

Gli elementi del libro che più saltano agli occhi sono stati individuati nella rappresentazione del coraggio delle donne e negli spaccati della vita nel paese di Eranova, in un clima di solidarietà, ospitalità e accettazione. Alcuni personaggi hanno una caratterizzazione un po’ bozzettistica, come quella del nonno, mentre la figura del protagonista appare più lineare e credibile. A detta di tutti, la storia d’amore che lega i due ragazzi toglie spazio alla denuncia sociale, che comunque risulta forte e ben circostanziata 

Lo consigliamo a...

Ai ragazzi della scuola Superiore, a partire dalla classe prima.