Trama
Il Conte Aleksandr Il’ic Rostov è costretto a vivere rinchiuso all’interno del maestoso hotel moscovita Metropol dal 21/06/1922, perché riconosciuto colpevole di essersi “arreso alle corruzioni della propria classe sociale”; si è salvato solo per le sue doti di poeta ma fa parte di quella società condannata dalla Rivoluzione d’Ottobre e perciò viene relegato ai margini.
Attraverso i suoi occhi assistiamo agli eventi storici della prima metà del ‘900 in Russia. La pena della segregazione forzata, ma anche privilegiata e confortevole, terminerà solo nel 1954, quando il Conte riuscirà a fuggire grazie alle sue notevolissime doti di astuzia e conoscenza umana e psicologica dei fatti e delle persone.
In questi 32 anni, il protagonista incontra numerosi personaggi e da tutti cerca di trarre il meglio: figura di spicco è Nina Kulikova, figlia di un burocrate ucraino vedovo, che fin da bambina avvolge il Conte in un’atmosfera di entusiasmo, vivacità e allo stesso tempo di responsabilità e correttezza. Nina diventa la principale amica del Conte e con lui gioca, sperimenta, impara e contemporaneamente gli apre nuovi orizzonti.
E da Nina erompe l’altra figura chiave del racconto, la piccola Sofja, di cui in maniera sempre più vivace conosciamo le vicende e le inclinazioni, fino a diventare l’oggetto principale dell’affetto del Conte, insieme alla vulcanica e imprevedibile Anna Urbanova, figura irrequieta e di grande spessore morale, che ritorna a più riprese nel racconto e verso cui la storia inclina sensibilmente sempre di più.
Le nostre riflessioni
Il romanzo è stato ritenuto dai più interessante e raffinato. Anche se la storia si svolge tutta quanta in un hotel è risultata comunque coinvolgente e addirittura si evolve come un racconto epico, che prende di mira le grandi trasformazioni storiche e sociali della prima metà del ‘900 nell’Unione Sovietica.
I fatti narrati nel romanzo fanno eco alle vicissitudini della storia russa di quel tempo e ne riecheggiano perfettamente il clima e i modi: il conformismo, la delazione, il sospetto, le istituzioni farraginose, l’avvicendarsi degli uomini forti al potere.
Il Conte Rostov è un uomo colto, arguto, nobile d’animo e resiliente, con cui il lettore entra facilmente in empatia. Viene ben descritto dall’autore, con uno stile elegante, ironico, leggero e pieno di colte divagazioni e se a volte può apparire come una persona fuori dal tempo, che con l’andare degli anni perde anche la conoscenza dei progressi fatti nella società civile e dei cambiamenti importanti che si sono verificati (es. la gratuità degli ospedali), sicuramente non smarrisce mai il senso più intimo delle cose e la consapevolezza della mentalità russa.
Abbiamo notato con piacere una forte corrispondenza tra il protagonista e l’ambiente sociale che lo circonda e una profonda consonanza con la narrazione corrente che di quel periodo storico comunemente si dà e questo ci ha sorpreso, trattandosi di un autore non russo, ma americano.
Towles delinea perfettamente, con scrittura elegante e sapiente, il lato psicologico dei vari personaggi e in primis quello del Conte stesso, uomo cortese, profondamente gentile e sensibile, che non recrimina mai, non si lamenta, ma riesce a governare le circostanze, senza lasciarsene dominare. A qualcuno di noi il libro ha ricordato la forza trascinante di “Resurrezione” di Tolstoj.
Particolarmente bello è stato ritenuto il rapporto del protagonista con le bambine, soprattutto Sofja, con i giochi mai banali che i due riescono a intavolare nell’albergo e al ristorante.
Alcuni però si sono lamentati della eccessiva lunghezza delle prime pagine, che scorrono in assenza di accadimenti significativi e perciò stesso hanno abbandonato la lettura, ritenendola eccessivamente noiosa, mentre altri hanno evidenziato come la seconda parte riscatti completamente l’opera, facendone un romanzo stupendo.
Lo consigliamo a...
A tutti, in particolare a chi vuole conoscere dal di dentro la storia della Russia nella prima metà XX secolo.
