Trama
Sandra Gilardelli ha novantanove anni e mezzo, quando ha preso parte alla Resistenza ne aveva solo diciotto. Nata in una famiglia antifascista, il seme della libertà germoglia subito, quando negli anni della guerra Milano si trasforma in un rogo a cielo aperto e costringe molte famiglie a sfollare. Ma il battesimo del fuoco avviene a Pian Nava, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, dove la ragazza inizia a collaborare con i partigiani della brigata Cesare Battisti, improvvisandosi infermiera e fabbricando bende e medicamenti con materiali di fortuna. In poco tempo diventa staffetta per la consegna di lettere segrete ai medici del Comitato di liberazione nazionale di Verbania…
La citazione degna di nota
V’è un angelo nella famiglia che rende con una misteriosa influenza di grazia e di dolcezza i dolori meno amari. Quell’angelo è la donna.
Le nostre riflessioni
La lettura de La staffetta senza nome. Autobiografia di una partigiana comincia come la classica intervista ma poi, pagina dopo pagina, diventa racconto autobiografico.
È un’autentica testimonianza sulla vita partigiana che mostra in modo semplice e schietto le strategie e le metodiche di vita quotidiana dei gruppi partigiani, in particolare delle donne della Resistenza. Non solo staffette, anche infermiere, sarte, ciabattine, cuoche: donne che si erano cucite un ruolo nel tran-tran della Resistenza realizzando ad esempio lavori a maglia, rammendando vestiti, curando le ferite, preparando i giacigli, occupandosi delle vettovaglie – tutti lavori cosiddetti “donneschi” che avevano un certo peso nell’economia delle bande partigiane, un peso che però non è stata affatto valorizzato, almeno fino a tempi recenti.
Quella di Sandra Gilardelli è la testimonianze di cose poco note che sarebbe auspicabile riscoprire per restituirle finalmente al giusto valore. Il suo è un racconto della Resistenza lontano dal mito, che offre un taglio completamente diverso dalla ben più nota narrazione di stampo maschile dove spesso si è caduti nell’autocelebrazione.
Ci sono tante storie di donne, giovani e anche giovanissime, per lungo tempo rimaste in ombra di eroi ben più noti e riconosciuti. Pur avendo dimostrato non meno coraggio e ardore di uomini assai valorosi, quelle stesse donne con la fine della guerra furono spinte a forza nel ruolo che la società riteneva opportuno per loro, di madri – di figli maschi, preferibilmente. Alcune di loro avevano subito aborti, violenze, stupri e abusi di ogni tipo. Si preferì dimenticare il prezzo del loro coraggio relegandole di nuovo in casa. Di fatto il periodo della Resistenza, pur con tutti i drammi e le tragedie, fu come una ventata di libertà!
Il contributo determinante delle donne alla lotta partigiana è stato a lungo ignorato, tanto da aver coniato il termine “Resistenza taciuta”. Le uniche un po’ valorizzate sono coloro che nel dopoguerra entrarono in politica, come ad esempio Tina Anselmi. Di tutte le numerosissime altre si è perso memoria, ma “La staffetta senza nome. Autobiografia di una partigiana” prova a restituire dignità a quelle storie, come altri libri hanno fatto negli ultimi anni.
Si percepisce forte l’amarezza di una lucidissima Sandra Gilardelli, sui rigurgiti antifascisti che l’hanno toccata in modo particolare, ben sapendo che la regione Toscana è stata uno dei luoghi con più stragi.
Il circolo ha apprezzato molto la lettura, questo libro potrebbe senz’altro essere una lettura utile per le scuole perché non solo tratteggia un’importante pagina di Storia, ma perché parla in modo semplice e senza fronzoli di quei valori fondamentali per l’essere umano: la solidarietà, il sacrificio e, ovviamente, l’azione.
Lo consigliamo a...
a studenti, a insegnanti, alle donne e agli uomini di domani.
Le parole chiave del libro
resistenza taciuta
‘900
II Guerra mondiale
lotta partigiana
