Trama
Quel giorno del luglio ’43, durante il bombardamento di San Lorenzo a Roma, muoiono millecinquecento persone e Maria Grazia Calandrone immagina che tra loro ci siano anche due bambini, Franco e Tommaso. La madre Lidia si salva perché era uscita di casa. Al suo ritorno, tra macerie fumanti, trova un’unica superstite: la figlia Angelica. Da quel momento non riuscirà più a volerle bene. Angelica studia dalle suore, diventa infermiera, conosce Nicola, uno studente impegnato in politica, concepisce con lui Aurora, ma non glielo dice perché non vuole frenare la voglia del ragazzo di conoscere il mondo. Il racconto della vite di Lidia, Angelica e Aurora procede di pari passo con quello degli eventi che segnano l’Italia dal Dopoguerra. Con un linguaggio che mescola prosa, poesia e dialetto, Calandrone scava nel Novecento e ne estrae delle potenti figure femminili.
La citazione degna di nota
La nostra resistenza è una continua opera di manutenzione, così l’amore.
Le nostre riflessioni
Il circolo in larga maggioranza non è riuscito a terminare la lettura di “Dimmi che sei stata felice” in quanto ha ritenuto la narrazione slegata e molto difficoltosa da seguire. Maria Grazia Calandrone ha fuso un romanzo di narrativa con cronaca giornalista e poesia, di fatto senza dotare il libro di un’identità chiara e riconoscibile.
La trama è la storia di una famiglia sciagurata per molti versi, dove le donne vivono le loro vite da sole o con figure di riferimento negative e tramandano schemi e comportamenti disfunzionali di madre in figlia. C’è sicuramente l’intento di mettere in evidenza la parte femminile della società di ieri e oggi. Alle vicende familiari si intersecano i fatti di cronaca degli anni Sessanta e Settanta in cui la storia è inserita, senza che però abbiano una reale attinenza con la trama.
Alcune pagine sono senz’altro molto alte, ad esempio la descrizione della strage di Piazza Fontana. Va riconosciuta all’autrice una indiscussa capacità di raccontare il dolore generazionale di coloro che hanno vissuto il bombardamento di San Lorenzo (che per certi versi ricorda ciò che abbiamo visto accadere a Gaza). Tuttavia, nel complesso, il circolo ha giudicato questa lettura pesante, difficile e faticosa. Si passa dalla prosa alla poesia in modo altalenante, dal romanzo puro alla cronaca. Il taglio giornalistico è stata, forse, una scelta un po’ troppo forte, che trova poco significato nella dimensione della storia.
La parte migliore è il finale con il ricongiungimento tra Aurora e Viola che dà un po’ di senso al libro e dove, forse, il lettore trova il compimento di queste vicende.
Chi ha avuto modo di ascoltare Maria Grazia Calandrone dal vivo ha riportato che si definisce cultrice del linguaggio e che nel romanzo voleva emergesse, oltre alle vicende dei personaggi, anche la Grande Storia e i grandi problemi del paese (le infiltrazioni mafiose a Ostia, il problema dell’amianto…). Il suo intento era, dunque, fare un’indagine storica attraversando tre generazioni. Molti membri del circolo l’hanno paragonato a “La storia” di Elsa Morante, anche se “Dimmi che sei stata felice” non è altrettanto riuscito. C’è chi ha proposto di leggerlo a più riprese, magari a distanza, per poter comprendere meglio tutte le sfaccettature e la gran quantità di informazioni fornite. Non è certo un problema di contenuti, semplicemente il libro, per dirla come Gospodinov, non è ariano. L’autrice ha provato a tenere insieme vari stili, senza però riuscirci con altrettanta efficacia.
Molto bello l’esergo di Emily Dickinson:
“A tutti è dovuto il mattino
Ad alcuni la notte.A solo pochi eletti
La luce della notte.”
Lo consigliamo a...
chi è in cerca di un libro ibrido capace di mescolare stili e registri.
Le parole chiave del libro
Storia del Novecento italiano
generazioni
saga familgiare
