Intervista a Bruno Tognolini, scrittore e poeta d’occasione, da molti considerato l’erede di Gianni Rodari

Scrittore, poeta, sceneggiatore, è stato autore della trasmissione tv "L’Albero Azzurro" e tra gli ideatori e autori della "Melevisione". Con questa intervista esclusiva prosegue il nostro viaggio nel mondo del libro, questa volta dedicato all'editoria per bambini e ragazzi. 

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Quando pensiamo ai libri per bambini ci vengono subito in mente favole, fiabe e… filastrocche! Se la filastrocca, da tradizione prevalentemente orale, è diventata ufficialmente un genere letterario, lo dobbiamo anche e soprattutto a Gianni Rodari, che per primo le ha dato dignità editoriale. A Gianni Rodari, che il prossimo 23 ottobre avrebbe compiuto 100 anni, era dedicata l’edizione 2020 della Bologna Children’s Book Fair, il più importante evento italiano dedicato all’editoria per bambini e ragazzi e uno dei più importanti nel mondo. Per proseguire il viaggio nel mondo del libro di Gutenberg, questa volta dedicato a questo variopinto universo editoriale, abbiamo intervistato colui che da molti è considerato l’erede di Rodari: Bruno Tognolini.

Scrittore, poeta e sceneggiatore, Tognolini è uno che scrive “a metronomo”, un artista della metrica e della rima, uno che sa mischiare il rap con la poesia cortese del Duecento. Si muove con naturalezza tra la musica, il web, la carta stampata. È stato autore della trasmissione televisiva “L’albero Azzurro” e poi tra gli ideatori e autori della “Melevisione”. Ha scritto i testi delle canzoni per la versione italiana del film “La gabbianella e il gatto”, tratto dall’omonimo libro di Luis Sepúlveda. A noi è sembrato più un elfo, uno capace di parlare la lingua dei bambini, che è la lingua del futuro.

Bruno, è vero che scrivi filastrocche “su commissione” ?

Tra filastrocche e singoli componimenti (li ho messi tutti in fila per contarli!) ne ho scritti più di 1400, di cui 470 per la Melevisione. Mi piace definirmi un “poeta d’occasione” perché la poesia, quando è scritta bene, serve ed è utile. Tra le poesie d’occasione ci sono anche quelle che mi sono state commissionate: da genitori, maestri, futuri sposi.

In questo non sono molto diverso dagli antichi poeti greci che componevano poesie in occasione di un matrimonio, di una vittoria militare, per la morte di un eroe… Perché, citando Pablo Neruda, “la poesia non è di chi la scrive, è di chi ne ha bisogno“. Poi spesso succede che una poesia scritta per una persona in particolare diventi universale perché risponde a un bisogno di tanti. Per esempio, una filastrocca che ho scritto per un’amica che si sposava è stata adottata dalla vicesindaca di Bologna per tutti gli sposi bolognesi! Essere poeta significa proprio questo: dare parole a chi ne ha bisogno.

Parole e immagini sono gli ingredienti per creare per i piccoli (e i grandi!) nuovi immaginari. Qual è il rapporto tra le parole che tu scrivi e le immagini che le illustrano?

Più che con le illustrazioni, mi piace avere a che fare con gli illustratori e le illustratrici: ho collaborato con Antonella Abbatiello, Giulia Orecchia, Pia Valentinis… Con loro ci scambiamo quelle che che io chiamo “le sottovesti”, cioè i sottotesti: quello che sta dietro le parole, quello che ho pensato quando le scrivevo. Quando l’editore mi manda le illustrazioni per un nuovo libro possono succedere tre cose: a volte penso: “ok, l’illustratore ha capito quello che volevo dire e le immagini corrispondono al testo”, oppure mi viene da dire: “no, proprio non ci siamo!”. Ma la cosa più bella è la meraviglia che provo quando l’illustratore vede nel mio testo qualcosa di nuovo, a cui io stesso non avevo pensato. Questo accade anche con chi legge le mie poesie: il lettore è un regista che rimette insieme la scrittura nel suo immaginario, facendola suonare in un modo diverso. Un libro è un oggetto che nasce dalla cooperazione: tra scrittore e editore, illustratore, lettore…

Hai attraversato molti linguaggi nella tua carriera, dalla televisione alla musica ai social. Ti senti a tuo agio con ogni mezzo di comunicazione?

Non con tutti! Per esempio io parlo nelle mie lezioni e nei miei articoli della pubblicità perché la pubblicità è una delle forme di comunicazione in cui ritrovo il ritmo della filastrocca, che poi è un po’ il ritmo del battitto del cuore, così come negli slogan degli stadi, nelle preghiere, nei mantra…Però non scrivo per la pubblicità, anche se ho avuto delle proposte molto allettanti.
Mi trovo a mio agio con i linguaggi che sento utili e belli per chi li legge e che sento veri per me. Curo moltissimo la bellezza attraverso l’esercizio quotidiano della poesia: quando cammino per la strada, ripeto a memoria migliaia di versi della poesia italiana e così coltivo la “maestria” del mio mestiere, restando sempre allenato.

Di solito parli più con le donne che con gli uomini?

Sì, è così. Io vivo in un mondo femminile! Tutto quello che riguarda i bambini, e quindi tutto quello che riguarda il futuro, è affidato alle donne… e ai poeti d’occasione. Io adoro il futuro e scrivo il futuro “per interposto bambino”: solo chi non sa lanciare qualcosa di sé nel futuro può averne paura.

Quali sono i libri che ami e quali quelli che ti hanno fatto compagnia durante la quarantena?

Io non amo quelli che chiamo i “libri Lucignolo”, colorati, divertenti, innocui, ma alla fine inutili. E non amo nemmeno i “libri Grillo parlante”: istruttivi, nutrienti, ma spesso brutti e alla fine dannosi. I valori civici (anche di questo siamo debitori a Gianni Rodari) devono entrare nei libri, ma non a discapito di tutti gli altri sentimenti ed emozioni umane. E soprattutto i libri devono essere belli e fatti bene, perché valori “buoni” messi dentro libri “brutti” rischiano di allontanare i bambini dalla lettura. Come lettore invece, sono “ondivago” e trascinato dai venti. Durante la quarantena ho letto e amato molto “Il sussurro del mondo” (di Richard Powers, ne abbiamo parlato nella prima puntata del podcast “Leggerezze”, ndr).

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Durante la quarantena ho scritto filastrocche per i bambini, per farli sentire meno soli e per aiutarli a parlare del “nemico piccolo”, il virus. Io d’altra parte non mi sono spaventato del Coronavirus: un lettore di fantascienza non si spaventa di queste cose. Queste rime attualmente sono sul web, ma chissà, prima o poi finiranno in un libro. Ci sono già pubblicazioni in cantiere per i prossimi due anni, con Salani e con Topipittori. Il mio prossimo libro uscirà a marzo 2021 con Salani (il mio editore del cuore) e sarà una cosa nuova per me. Si chiama “Rime buie” ed è realizzato con Antonella Abbatiello. Si tratta di una raccolta di filastrocche per adulti, a tema tragico, su cui mi sperimento per la prima volta: dopo trent’anni che scrivo, posso permettermi di osare.

(A cura di Mira!)

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