Una testa senza corpo, un volto senza occhi, un torso privo di arti, una mano gigantesca sopravvissuta al resto della statua cui apparteneva. Cos’è che attira la nostra attenzione di fronte a una statua mutila? Dal 25 settembre e fino al 24 gennaio del prossimo anno, con “Broken. Il potere del frammento” Palazzo Strozzi a Firenze celebra il fascino che il frammento ha esercitato nella storia della scultura, dall’archeologia all’arte contemporanea, in un viaggio attraverso oltre tremila anni di storia della scultura, dall’antico Egitto alla Grecia classica fino a Michelangelo, Auguste Rodin, Louise Bourgeois, Francesco Vezzoli e Danh Vo.
Organizzata insieme alla National Gallery of Art di Washington – dove verrà successivamente allestita fra marzo e giugno 2027 -, la mostra riunisce oltre ottanta opere provenienti da alcuni dei più importanti musei del mondo. Non una semplice rassegna di capolavori, ma una riflessione sul destino delle opere d’arte e sulla loro capacità di sopravvivere al tempo, alle guerre, alle rivoluzioni e persino alla volontà degli uomini di cancellarle; e, insieme, sulla capacità di questi frammenti di acquisire una forza espressiva tutta nuova e autonoma rispetto all’insieme originario.

Dall’antico Egitto a Mussolini
Ad aprire la mostra è una sezione dedicata alla forza evocativa del frammento. I resti del Monumento funebre a Margherita di Brabante, scolpito da Giovanni Pisano all’inizio del Trecento, mostrano come anche pochi elementi siano sufficienti a restituire la straordinaria inventiva di uno dei grandi maestri della scultura italiana; così come è sufficiente un frammento del volto di Akhenaton, appena il naso e le labbra del faraone, padre di Tutankhamon, per evocare una delle figure più enigmatiche dell’antico Egitto (Naso e labbra di Akhenaton, opera datata 1353-1336 a.C. circa, nella foto in alto).
Non tutte le rotture (broken in inglese significa “rotto”) sono però opera del tempo. Alcune raccontano pagine precise della storia, e si fanno testimonianza materiale dei conflitti che hanno attraversato le società. Guerre, rivoluzioni, fanatismi religiosi e cambiamenti politici hanno spesso preso di mira immagini o oggetti: una distruzione deliberata che la mostra racconta, fra l’altro, con i resti di uno dei più antichi monumenti equestri in bronzo conosciuti dell’Agorà di Atene abbattuto per ragioni politiche; attraverso i frammenti dei monumenti dedicati ai re di Francia distrutti durante la Rivoluzione – il termine “vandalismo” è nato proprio nel 1794 in questo contesto -; o con il busto di Mussolini modellato da Adolfo Wildt (Dux del 1923) segnato dai colpi inferti dai partigiani dopo la Liberazione.
La sezione successiva esplora la tendenza delle potenze coloniali occidentali a frammentare e appropriarsi del patrimonio artistico e culturale in tutto il mondo – in mostra la Testa di Budda, prelevata dagli inglesi nel 1814 dal tempio di Borobudur sull’isola di Giava – e le conseguenze delle guerre sulle opere d’arte, con due suggestive teste in gesso di Antonio Canova dalla Gypsotheca di Possagno, in provincia di Treviso, colpite dai bombardamenti durante la Prima guerra mondiale, e la Testa di Cristo (frammento di un Crocifisso), opera di Lando di Pietro, sopravvissuta al bombardamento che nel 1944 colpì la periferia di Siena radendo al suolo la chiesa di San Bernardino.

“Rotto” è bello
Il frammento può anche diventare un’occasione creativa, come testimonia la Fanciulla africana del Museo Archeologico Nazionale di Firenze composta nel Rinascimento assemblando una testa ellenistica in bronzo su un corpo del ‘500. Una reinvenzione dell’antico che arriva fino ai giorni nostri con, ad esempio, The swan di Francesco Vezzoli, che unisce elementi antichi (una testa ritratto maschile del II secolo d.C.) e moderni (un busto femminile tardorinascimentale) in una scultura volutamente ibrida.
Partendo infine dal suggestivo confronto con opere entrate nell’immaginario collettivo, come la celebre Mano destra di statua colossale tradizionalmente riferita a Costantino di età imperiale, esposta per la prima volta fuori dal cortile dei Musei Capitolini di Roma, l’ultima parte di “Broken” guarda alla modernità e al frammento come precisa scelta artistica. Da Michelangelo a Rodin – in mostra con il celebre L’uomo che cammina – il frammento diventa un potente strumento espressivo, ben lontano dall’idea di un’opera incompiuta o mutilata. Un’eredità raccolta nel Novecento da Alberto Giacometti e, in tempi più recenti, da artisti come Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Paul Pfeiffer, Villar Rojas e Danh Vo, che hanno trasformato la “figura parziale” in una chiave di lettura della contemporaneità.
Per i soci Unicoop Firenze
Oltre all’ingresso ridotto per i soci, grazie al sostegno della cooperativa sono previste visite guidate gratuite, il lunedì alle 18 e la domenica alle 15 (biglietto della mostra a pagamento, prenotazioni@palazzostrozzi.org).
Un partenariato, quello fra Fondazione Palazzo Strozzi e Unicoop Firenze, che comprende anche iniziative speciali dedicate al pubblico under 30, tra cui la “Palazzo Strozzi Night”, in programma il 3 dicembre (coopfi.info/under30).
