Da un secolo fa ad oggi. Dall’ultimo decennio dell’800 alle scelte che dovrà compiere la Firenze di domani

Pubblichiamo questo articolo scritto nel 2005 da Pier Francesco Listri per la rivista Informatore, come omaggio allo storico giornalista de La Nazione, che è stato anche collaboratore nella nostra rivista. A un mese di distanza dalla sua morte ne ricordiamo la grande cultura e la visione prospettica resa più acuta dall’approfondita conoscenza della storia.

Pubblichiamo questo articolo quanto mai attuale scritto da Pier Francesco Listri, giornalista storico de La Nazione e a lungo collaboratore del nostro Informatore, nel 2005. A un mese di distanza dalla sua morte ne ricordiamo la grande cultura e la visione prospettica resa più acuta dall’approfondita conoscenza della storia.

dall’Informatore di novembre 2005

No, l’appena ieri – e tale è questo decennio 1990-2000 – è inutile riassumerlo perché è ancora nelle nostre agende. Meglio una doppia soluzione: un tuffo nel passato più antico, per esempio nell’ultimo decennio dell’Ottocento, cioè cento anni fa, dove avevano radici parecchi dei nostri nonni; e poi, semmai, uno sguardo sul futuro: insomma, Firenze e la Toscana l’altro ieri e domani.

Rivediamolo il decennio dei nostri nonni, 1890-1900. Il 1890 segna l’arrivo del tram dalla fiorentina Porta Romana a Tavarnuzze; poi lo spettacolo di Buffalo Bill, l’americano colonnello Cody, al Prato della Zecca. Mentre al Costanzi di Roma si dà la prima rappresentazione di “Cavalleria Rusticana” del maestro livornese Pietro Mascagni, Firenze piange l’improvvisa morte di Carlo Lorenzini, detto Collodi, l’autore di “Pinocchio”. L’anno dopo a Livorno gravi disordini e scontri con la polizia per una quasi sommossa popolare in nome della politica libertaria. Firenze inaugura alle Cascine il nuovo campo per il gioco del pallone. Muore Ubaldino Peruzzi, classe 1822, già deputato e più volte sindaco della città. Il 1892 segnala che gli abitanti di Firenze sono saliti a 184.759. In Firenze, che rinnova il quartiere di San Gallo, è soppresso l’ospedale psichiatrico San Bonifacio, in via San Gallo (oggi sede della Questura), mentre si apre la casa penale di Santa Teresa, ex convento di suore, che dispone di 360 celle. Il trasformista Fregoli trionfa al Caffè “Treanon”.
Il 1893 vede la conclusione della linea ferroviaria Firenze-Faenza, un tormentone che dura da oltre trent’anni. Per la seconda volta torna ospite a Firenze per le sue vacanze la regina Vittoria d’Inghilterra.
Verso metà del decennio la Toscana ribolle fra anarchia e proteste per le tasse: tumulti a Carrara e in Lunigiana (proclamato lo stato d’assedio) e scontri a Grosseto, Livorno, Pisa e Firenze. Il quotidiano “La Nazione” dedica una pagina intera allo scrittore francese Émile Zola, ospite di Firenze.

Il 1895 accoglie la prima “bicicletta a motore”, che fa il suo esordio sulla pista delle Mulina. Alla boa di metà decennio scendono in sciopero le decine di migliaia di “trecciaiole”, cioè le donne intrecciatrici della paglia di San Donnino, Scandicci, Brozzi, Campi e Signa. Si inaugura il 19 giugno del 1896 la nuova stazione ferroviaria di Campo di Marte a Firenze, che prende il posto di quella di Porta alla Croce che divideva in due la città. Nel 1897 Pistoia anticipa Firenze, con una gran festa, inaugurando l’illuminazione elettrica nelle strade cittadine.
La fine del decennio e del secolo è segnata da tumulti, barricate e arresti, con conseguente stato d’assedio a Firenze, per l’aumento del prezzo del pane. Anche i tranvieri fiorentini scioperano chiedendo una riduzione dell’orario. Il decennio si conclude con l’apertura dell’Anno Santo solennemente officiata da Papa Leone XIII.

Così andarono le cose quando nascevano nonni o bisnonni. Poco prima Firenze era stata fugacemente, cinque anni soltanto, capitale dell’Italia appena unita, la quale aveva mostrato le sue ancora scarse potenzialità industriali e produttive proprio a Firenze nella prima Esposizione nazionale del 1861 alla Stazione Leopolda: fra le novità esposte il motore a scoppio (di Barsanti e Matteucci), il “pantelegrafo” (in pratica l’anticipatore del fax) dell’abate Caselli e i primi quadri dei pittori macchiaioli che avevano la loro sede, rivoluzionaria e antiaccademica, al caffè Michelangelo di via Larga (odierna via Cavour). Così è passato un breve e lunghissimo secolo e mezzo di storia toscana e nazionale, che è poi la storia dell’Italia unita, ultima e più giovane fra le nazioni europee. Misurare arretratezze e conquiste, non è qui il caso.

Torniamo invece a oggi, 2005 (già mezzo decennio dal nuovo secolo), per provare a registrare, dopo tanta gloriosa storia, quali scelte si trovano a compiere – sul rivoluzionato scenario planetario – Firenze e la terra toscana.

La Toscana oggi volta pagina, per più motivi. Sul piano istituzionale l’imminente federalismo regionale la renderà più autonoma, in grado di legiferare in tema di ambiente, economia, cultura. Il suo futuro è però legato anche all’attuale rinascita dell’agricoltura come forza decisiva, il che vuol dire anche territorio, ambiente e infine paesaggio, settori dove la mano pubblica appare qui responsabilmente impegnata. Ma la Toscana è oggi anche leader di uno stato d’animo e di una vocazione planetaria che spinge verso un “ritorno alla natura”: salubrità dell’aria e del vivere, cibi genuini, paesaggi salvati, vita a misura d’uomo. Non a caso prodotti toscani come vino, olio, pane e la cucina in genere, segnata da genuina sobrietà e da un’ininterrotta tradizione con il passato, incontrano il favore internazionale.

Più delicato e problematico il futuro di Firenze, ancora mito universale per la strepitosa concentrazione del patrimonio d’arte e per il favore mitico che il suo nome incontra nei vari continenti. Questo privilegio si è risolto però finora anche in un pesante rischio: quello di farsi semplice e passiva custode del proprio passato e di fare dei fiorentini dei furbi amministratori di un grande museo che per ora rende. La struttura angusta e medievale della città, la stagionale e felice affluenza dei turisti sembrano aver assopito la vocazione al nuovo che un tempo la città possedeva. Fiorisce oggi l’industria leggera, ma la grande tradizione dell’artigianato langue; la cultura viva e operante (o almeno l’industria culturale) ha preso le strade di Roma e di Milano.

Del futuro di Firenze molto si discute e poco si conclude, c’è chi la propone come città interregionale degli studi, cittadella intellettuale che sfrutti il suo immenso patrimonio di musei, biblioteche, archivi, si doti di campus universitari e di una struttura accademica all’altezza dei tempi. C’è invece chi spinge a puntare sul ruolo artigiano e sulla vocazione scientifica di Firenze, facendo di queste due forze unite un propulsivo strumento di innovazione tecnologica, internazionalmente rilevante. Altri vorrebbero accentuare il puro carattere terziario, puntando sul trinomio cultura-artigianato-turismo, nella speranza di un persistente credito planetario, costantemente sensibile al richiamo dei valori e dell’arte fiorentina.

Così stanno oggi le cose, mentre si conclude la lunga cavalcata con cui l’Informatore ha accompagnato i suoi lettori ripercorrendo cronache ed eventi di un secolo fiorentino e toscano.

( articolo di Pier Francesco Listri)

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