Come coltivare il peperoncino

Pianta dai mille usi, ma anche decorativa. Per coltivarla è necessario un minimo di impegno, senz’altro ripagato dalla soddisfazione di poter gustare un prodotto genuino, a chilometro zero

Il peperoncino, originario dell’America Centrale, giunse in Europa alla fine del XV secolo al seguito degli spagnoli; rapidamente si diffuse nei Paesi mediterranei, così come in Asia e Africa. La facilità di coltivazione, la caratteristica di riuscire a conservare carne e pesce per lunghi periodi, nonché quella di esaltare il sapore dei cibi poveri, ne decretarono ben presto il successo. Le sue proprietà disinfettanti, inoltre, si rivelarono utilissime per le popolazioni povere dei paesi caldi. Ricco di vitamine, soprattutto la C, contiene anche sali minerali e lecitina, preziosa per l’elasticità delle arterie e l’abbassamento del colesterolo nel sangue.

In terra o in vaso

Cimentarsi nella coltivazione di questa pianta, che appartiene alla famiglia delle Solanaceae (come le patate), richiede un minimo di impegno, senz’altro ripagato dalla soddisfazione di poter gustare un prodotto genuino, a chilometro zero. Come i peperoni tradizionali, necessita innanzitutto di terreno ben drenato e ben concimato. Se li coltiveremo in vaso, avremo bisogno di un contenitore profondo e largo almeno 30 cm, in cui disporremo un buon terriccio universale, unito ad argilla espansa o sabbia; in vendita esistono substrati già pronti, specifici per queste specie.

Le posizioni soleggiate sono ideali; l’irrigazione è necessaria ogni giorno, ma poiché temono i ristagni idrici, meglio lasciar perdere i sottovasi e annaffiare solo con terreno ben asciutto. Sono piante molto produttive che iniziano a regalare i frutti da luglio fino all’autunno, in un ciclo continuo di fioritura e maturazione. Le varietà e le sottospecie di peperoncini sono centinaia (pare che nessuno sia riuscito a contarle tutte). Forme e colori diversi le rendono anche piante decorative che possono convivere benissimo sia fra gli ortaggi, sia tra i fiori.

Il più conosciuto è quello rosso dalla tipica forma a cornetto, il Cayenna, ma ci sono peperoncini tondi o lunghi, a cuore, o con forme irregolari; ne esistono di gialli, arancioni, bianchi o viola. Le varietà più note sono Calypso, Rustico, Festival: queste sviluppano un’altezza massima di 40 cm, mentre altre, come la Serrano o l’Aji amarillo, adatte alla piena terra, crescono fino a un metro e sessanta.

Tempo di raccolta

Il sapore piccante è caratteristica comune a tutti i peperoncini, anche se in misura diversa: esiste un’apposita scala, con valori da uno a dieci, per decretarne l’intensità. Tutti i peperoncini si raccolgono quando la colorazione naturale si presenta omogenea, segnale, questo, che ne garantisce la piena maturazione e lo sviluppo della proprietà che tanto li ha resi celebri.

Una volta raccolti, essiccarli è semplice e divertente; con ago e filo si prepara una bella collana, e si pone dove preferiamo: sole, ombra, o anche in casa, in un luogo fresco e asciutto. Si conservano bene in vasetti chiusi e possiamo anche macinarli con tutti i loro semi.

Sono piante rustiche che in genere nei nostri climi si coltivano come annuali, ma con i giusti accorgimenti è possibile vederli ripartire la stagione successiva. Basterà metterli al riparo quando le temperature scendono sotto i quindici gradi. In questo periodo di riposo, che durerà sino all’inizio della bella stagione, si annaffieranno solo di tanto in tanto. A primavera, una potatura dei rami a metà della loro lunghezza, e poco sopra il nodo, donerà la forza per ricominciare a vegetare. Si rimetteranno al sole quando le temperature, anche notturne, raggiungeranno di nuovo i quindici gradi.

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