Cinque cose da sapere sul kamut

Il grano antico bio tra gli alimenti salutisti più utilizzati sulle tavole italiane

Cos’è?

Il kamut è l’antenato del grano moderno. Il nome originario è “khorasan” (nome botanico triticum turanicum), un grano coltivato da migliaia di anni nella Mezzaluna Fertile, regione storica del Medio Oriente. 

Kamut non è quindi il nome di una specie vegetale, ma il marchio registrato dall’azienda che lo commercializza in tutto il mondo. Dimenticato per secoli ora è tornato sulle tavole grazie alle sue caratteristiche bio e alle sue proprietà salutiste: sul mercato alimentare sono presenti circa 1200 tipologie di prodotti di kamut, dei quali più del 50% è made in Italy, dal pane alla pasta, dai biscotti al seitan, passando per il latte vegetale, la birra e gli snack. Dopo gli Stati Uniti, l’Italia è il secondo Paese al mondo per consumo di alimenti a base di kamut.

Da dove viene?

Si narra che, verso la fine della seconda guerra mondiale, il pilota american Earl Dedman lo portò nel Montana e iniziò a coltivarlo. Nel 1964 l’agricoltore e pioniere dell’agricoltura sostenibile Robert “Bob” Quinn vide ad una fiera locale questo nuovo tipo di grano, iniziò a coltivarlo nella sua fattoria biologica e, nel 1990, registrò il marchio Grano khorasan Kamut®, coltivato secondo il metodo dell’agricoltura biologica.

Oggi è commercializzato come prodotto con marchio registrato della società Kamut International, che produce in esclusiva tutto il kamut in circolazione nel mondo e ne garantisce la qualità e la completa assenza di incroci e ibridazioni. La Kamut International ha l’85% del proprio business in Europa e il 75% della produzione è destinata all’Italia, dove sono presenti 12 importatori autorizzati e circa mille aziende che realizzano prodotti alimentari a base kamut.

Dove viene coltivato?

Il grano a marchio Kamut è coltivato solo in specifiche regioni degli Stati Uniti e del Canada sotto lo stretto controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società Kamut International. In Italia è importato da aziende autorizzate e può essere macinato da mulini autorizzati della Kamut International che non ha mai autorizzato la coltivazione dei propri semi in Europa. Secondo l’azienda, infatti, i terreni europei contengono una minore quantità di selenio rispetto alle alte concentrazioni che si rilevano nel suolo nordamericano, terra più giovane e molto meno sfruttata rispetto a quella del Vecchio Continente dove il prodotto finale risulterebbe impoverito e di minore valore nutrizionale.

Cosa contiene?

Contiene molte proteine, fibre e vitamine. Inoltre è ricco di minerali come il selenio. Queste sostanze nutritive contribuiscono al mantenimento delle funzioni cognitive, al metabolismo regolare, regolano la pressione sanguigna e proteggono dallo stress ossidativo. E’ anche ricco di polifenoli e carotenoidi, quindi ha azione antiossidante e antinfiammatoria. È una varietà di grano, quindi contiene glutine e non può essere consumato da chi soffre di celiachia né da chi è allergico alle proteine del frumento.

Perché fa bene?

La farina di kamut ha un indice glicemico pari a 45, circa la metà di una farina di grano bianca, ed è quindi particolarmente adatta a chi soffre di ipercolesterolemia, diabete o alle donne in gravidanza. La presenza di fibre e di grassi polinsaturi lo rendono un alimento piuttosto energetico e molto saziante. Ha circa 350 calorie per 100g di prodotto, un valore leggermente più alto rispetto al grano duro o al grano di tipo 0 ma, a differenza di altri cereali, ha un contenuto di proteine e di carboidrati più basso, il che lo rende più digeribile e riduce la sensazione di gonfiore e pesantezza dopo il pasto.

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