

Trama
L’ultimo libro di Paolo Di Paolo, “Romanzo senza umani”, parte dal congelamento del Lago di Costanza durato sei mesi, dal 1572 al 1573. A questo lago e al suo portato simbolico, Mauro Barbi, storico di professione, ha dedicato anni di studio, trascurando, a quanto pare, gli umani che gli stavano intorno. Alla freddezza che amici, ex compagni di classe, fidanzate e amanti gli continuano a rinfacciare, Mauro cerca di rimediare rispondendo ad e-mail con quindici anni di ritardo, telefonando o semplicemente ristabilendo un contatto con quelle che definisce persone della sua vita. Non riesce tuttavia a scongelare i gesti e le parole.
Il gelo è percepibile sin dalle prime pagine, quando il protagonista si mette in viaggio da Mestre verso Monaco attraverso il disastro climatico della sua vita fino a quel momento. Proprio durante la partenza, viene contattato da un redattore di una trasmissione televisiva che lo invita in studio per una puntata dedicata alla glaciazione del lago di Costanza. Ecco allora che s’intrecciano diversi piani temporali: l’oggi di Barbi alle prese con un passato irrisolto e lo ieri della seconda metà del Cinquecento, quando i climi freddi attentavano all’equilibrio fisico e psichico dei principi rinascimentali.
Capitolo dopo capitolo affiora una storia, un umano, al quale Mauro non ha mai dato il giusto valore. A tormentarlo è l’immagine che gli altri si sono costruiti, i ricordi che hanno o peggio che non hanno, di lui: come accettare l’oblio a cui veniamo condannati?


La citazione degna di nota
Forse dovrei sentire qualcuno, mettermi a telefonare come un pazzo. Scusa, come va, grazie, volevo solo sentirti, com’è che ci siamo persi? […] devo essermi distratto, è passato il tempo, mi sono guardato intorno e un mucchio di gente non c’era più. Ancora in vita, per carità, ma non più nella mia. Dove siete tutti? State già dormendo?”


Le nostre riflessioni
Siamo tutti concordi nel fatto che un momento condiviso non sia identico per tutti coloro che l’hanno vissuto?
Più o meno tutti, come il protagonista, siamo riusciti a deludere un vecchio amico, a non essere all’altezza di una storia d’amore, a non essere riconoscenti con chi lo meritava. Ci siamo fatti dimenticare, o peggio, ricordare nel modo sbagliato. Ma ci può essere una seconda occasione?
Il protagonista, che di mestiere fa lo storico, cerca di capire qualcosa del suo presente, ricostruisce e cuce rapporti troppo a lungo dimenticati. Per questo il romanzo è “senza umani”? Ha forse perso per strada tutti i suoi affetti dimenticando di coltivare le relazioni all’interno della sua vita? Mentre in un film apocalittico si potrebbe pensare alla riuscita di un esperimento del genere, nella vita vera queste relazioni continuano a saltare fuori,a riconnetterci tra noi e a travolgerci.
In antifrasi con il titolo, Romanzo senza umani non solo è pieno di corpi ma anche di rimpianti legati a quei corpi, di nostalgia per quello che sarebbe potuto essere e non è stato. È sempre bello immergersi nei propri ricordi, analizzarli e vederli dopo anni con occhio critico e più maturo. Narrativamente però, il libro rimane nella zona delle possibilità: non chiude un cerchio, non scioglie i nodi e ci lascia interdetti, come sospesi nel giudizio delle nostre vite.
Avremmo voluto andare più in profondità, capire di più le ragioni di alcune scelte, rimaniamo dunque un po’ “raffreddati”.


Lo consigliamo a...
A chi si interroga ogni giorno sulla propria vita.


Le parole chiave del libro
Individui
Sentimenti
Frustrazione
Domande
Realtà
Disagio
Esseri umani
Delusione