Respirare, radicarsi, muoversi. Tre verbi che sembrano semplici e invece richiedono anni di pratica. Il Tai Chi è nato come arte marziale in Cina, ma oggi lo incontriamo soprattutto come strumento di salute. Non ci sono salti, non ci sono pesi, non c’è gara. Ci sono solo movimenti lenti e continui che insegnano al corpo a sostenersi meglio e alla mente a fare un passo indietro rispetto allo stress. A guidarci in questa pratica è Valentina Marinai, insegnante di Tai Chi con anni di esperienza di insegnamento a persone di tutte le età.
Cos’è il Tai Chi oggi?
Nella pratica di oggi è diventato soprattutto un allenamento alla consapevolezza del corpo. Ogni gesto mantiene comunque l’aspetto marziale e questo aiuta a eseguire correttamente i movimenti, a indirizzare nel punto giusto l’energia e a coordinare l’esterno con l’interno. Lezione dopo lezione si lavora su equilibrio, respiro e postura: tre elementi che nella vita di tutti i giorni diamo per scontati.
Perché praticarlo?
A livello fisico il Tai Chi migliora la stabilità e la coordinazione e allena la mobilità delle articolazioni. A livello mentale, invece, ti costringe a stare nel presente, nel qui e ora, perché se la mente vola altrove il movimento si perde subito.
A chi lo consiglia?
Davvero a tutti. Il Tai Chi non si basa sulla forza fisica ma sull’intenzione, quello che in cinese si chiama “yi”: il movimento non parte dal muscolo che si contrae, ma dalla mente che dirige il gesto, e il corpo la segue con naturalezza. Per questo non richiede una condizione fisica di partenza particolare ed è proprio questo che lo rende adatto a persone di età ed esperienza molto diverse.
In cosa consiste una lezione tipo?
Si parte sempre dal riscaldamento delle articolazioni e con esercizi di respiro e radicamento, per calmare la mente ancora prima del corpo: molte persone iniziano la lezione con la testa ancora piena degli impegni della giornata, e questi primi minuti servono proprio a lasciarli fuori. Dopo si lavora sui passi base e sui singoli movimenti della forma per curare i dettagli: dove si sposta il peso, come si muove il bacino, la direzione dello sguardo, come si coordina il respiro con il gesto. Solo in un secondo momento questi movimenti vengono uniti nella forma completa, quella sequenza fluida e continua che tutti riconoscono quando pensano al Tai Chi.
Quanto tempo ci vuole per vedere dei risultati?
È molto soggettivo. Sul piano mentale, spesso bastano poche lezioni: molte persone escono dalla sala con una sensazione di calma e leggerezza diversa da quella con cui sono entrate, ed è già un primo segnale importante. Sul piano fisico, invece, i cambiamenti su equilibrio, postura e coordinazione richiedono qualche mese di pratica costante, perché il corpo ha bisogno di tempo per registrare nuovi schemi di movimento. È una disciplina che chiede pazienza, ma è anche uno dei suoi insegnamenti più preziosi.
Cosa dire a chi vuole iniziare, ma pensa di non essere portato?
Il Tai Chi non premia chi è già portato, premia chi si dedica con costanza. Non è una questione di elasticità, forza o coordinazione naturale: anzi, spesso è proprio chi si sente più impacciato all’inizio a trarne il beneficio maggiore, perché nota con più chiarezza i piccoli cambiamenti. Il mio consiglio è provarlo senza l’aspettativa di essere bravi da subito: il Tai Chi non è una prestazione da valutare, è una pratica da coltivare nel tempo. Anche i movimenti più semplici, ripetuti con attenzione, allenano corpo e mente più di quanto sembri a un primo sguardo. Il mio suggerimento pratico è di provare senza pretendere di ricordare subito la sequenza completa: la memoria del corpo arriva con il tempo, e ogni insegnante sa adattare il ritmo a chi ha davanti.
