Inquieti e rassegnati di fronte alla tempesta geopolitica, all’estate torrida della crisi climatica, ai prezzi folli dell’energia e alle retribuzioni al palo, gli italiani sembrano guidati dall’antica massima di Seneca: non possiamo dirigere il vento, ma possiamo orientare le vele. Manovrando le scelte per affrontare al meglio la vita quotidiana. Si spegne la tv, fonte di cattive notizie e malumore, si accendono i fornelli, si passa dal low cost al no buy: il non comprare affatto.
Ecco l’era del de-consumo, in cui vivere esperienze è più importante del possesso di beni e il benessere mentale conta più di quello materiale, puntando sulla vita in famiglia e su una nuova identità fatta di rinuncia al superfluo, lotta agli sprechi, attenzione alla salute e all’equilibrio personale. A raccontarla è il Rapporto Coop 2026 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani, cartina di tornasole degli umori del Paese partendo dalla nostra relazione con il cibo.
Famiglia e ben-essere: i punti saldi
La necessità si è fatta virtù e si cerca di ridefinire le proprie priorità verso obiettivi non economici. Il porto sicuro resta come sempre la famiglia (l’elemento identitario più rappresentativo per il 64% degli italiani) e il benessere coincide con il mantenimento di buone capacità cognitive per il 64% degli intervistati, seguito dal benessere psicologico (54%) e solo a distanza dalla salute fisica (43%). Possedere è diventato meno importante, tanto che gli unici consumi in ascesa nei desiderata degli italiani sono quelli esperienziali come viaggi, fine settimana, cura dei passatempi, della creatività, il fai da te.
Consumare meno e combattere gli sprechi è diventato un valore, dice il 65% degli intervistati, e non solo per mancanza di risorse: oltre uno su quattro dice di farlo per scelta personale. Visto che anche nella propria cerchia sociale consumare meno viene considerato un comportamento responsabile più che un segnale di minori possibilità economiche.
Anche «sotto questo punto di vista – sottolinea il Rapporto Coop -, il digitale aiuta perché è lì che il 50% degli italiani cerca consigli e idee per riparare o realizzare da soli dei prodotti». E sono esplosi gli acquisti di smartphone ricondizionati (nei primi 6 mesi dell’anno ne sono stati venduti 520mila, un +58% rispetto allo scorso anno).
La tavola è di casa
E a tavola? Mangiare a casa è il modo che gli italiani hanno trovato per unire i dettami della tradizione con l’esplorazione di nuovi stili alimentari. «È una scelta dettata non solo da ragioni economiche – precisa Albino Russo, direttore generale ANCC-Coop -: la casa è anche il luogo della famiglia e dei legami». Per contro, si sono ridotte le uscite al ristorante e in pizzeria per il 62% delle persone.
Per salvare quantità e qualità del cibo si preferiscono i prodotti a marchio del distributore, che ormai hanno una quota di mercato del 32% della spesa. Il carrello intona il mantra del benessere e del controllo del peso (a salire con assiduità sulla bilancia sono il 63% degli italiani): diminuiscono i consumi di zuccheri, carboidrati, prodotti processati, e continuano ad avanzare quelli più salutisti.
Dopo l’approdo in dispensa di curcuma, zenzero, mango ed avocado, oggi trionfano kefir (+51,2%) e semi di chia, di girasole, di zucca (+26,3%). Fra i prodotti più tradizionali, si fanno strada a tavola le uova da galline allevate a terra invece che in batteria, il pane di segale al posto di quello bianco a fette, la cioccolata fondente, la cola senza zucchero. Con un occhio anche alla salute del pianeta.
I “senza” più ricercati da tutti gli italiani sono i senza additivi (40%), i senza zuccheri aggiunti (39%), i senza parabeni, nichel, solfati (36%). Intanto gli stili alimentari si ibridano, mescolando tradizione e innovazione, tanto che le vendite di specialità etniche fanno un boom del 189,5% e quelle di piatti di gastronomia a base vegetale del 147,3%.
A chi vanno i nostri soldi?
Quando paghiamo qualcosa da mangiare, a chi vanno i nostri soldi? A questa domanda ha provato a rispondere l’Ufficio studi di Coop, elaborando con l’aiuto dell’Università di Parma i dati Istat sul totale dei consumi di cibo delle famiglie italiane, in casa e fuori, che ammontano a 284 miliardi l’anno. Su 100 euro spesi, circa il 10% arriva allo Stato sotto forma di imposte indirette.
L’indotto assorbe invece grossomodo il 39%, che remunerano costi come l’energia, i trasporti, i prodotti chimici e farmaceutici impiegati, le assicurazioni, i servizi finanziari, la pubblicità. Alla filiera agroalimentare vera e propria arriva infine poco più della metà, il 51%, suddivisa fra i diversi attori: il 12% all’industria alimentare e delle bevande, l’11% all’agricoltura professionale, il 10% alla ristorazione, il 7% alla grande distribuzione organizzata, il 6% a grossisti e intermediari, il 2% al piccolo commercio alimentare.
Coop vuol dire fiducia
Una ripresa dell’inflazione, magari spinta da fattori come l’energia, rischierebbe di avere effetti rilevanti sui consumi, e non solo in quantità, minacciando il diritto dei consumatori a un cibo buono e sicuro, al giusto prezzo. È l’allarme lanciato in occasione della presentazione del Rapporto Coop 2026 dal presidente di Coop Italia, Domenico Brisigotti:
«Per far tornare il saldo della spesa, le famiglie potrebbero essere spinte ancora di più verso prodotti più economici ma meno garantiti. Già oggi fra i prodotti a marchio del distributore, ci sono proposte molto diverse: ci sono quelli garantiti con il proprio nome da alcune insegne, come Coop, ma ci sono anche prodotti non garantiti da nessuno, con marchi di fantasia che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi. Si rischia di mettere in discussione la qualità media della merce consumata e intaccare anche il valore del made in Italy». Meglio affidarsi a chi lo fa da sempre.
Per gli italiani conta di più
- Mantenere le capacità cognitive (64%)
- Il benessere psicologico (54%)
- la salute fisica (43%)
Fonte:Rapporto Coop 2026
(Questo articolo lo trovate anche nel numero cartaceo dell’Informatore di Ottobre, in distribuzione alle casse dei punti vendita Unicoop Firenze dal 30 settembre).
