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Emozioni ed empatia non sono solo umane

Capire se anche gli animali non umani provano emozioni è una delle domande più affascinanti della ricerca contemporanea. Per molto tempo la scienza ha evitato di parlarne, per il timore di proiettare su di loro caratteristiche tipicamente umane. Oggi però l’etologia e le neuroscienze cercano di dimostrare che molte specie possiedono una vita emotiva molto più complessa di quanto si pensasse.

«Dal punto di vista scientifico, gli studiosi non possono osservare direttamente un’emozione. Possono però analizzare i comportamenti e i cambiamenti fisiologici che l’accompagnano» ci racconta Elisa Demuru, ricercatrice in Etologia e collaboratrice dell’Università di Torino.

«Nei primati non umani, ad esempio, gli etologi misurano la vicinanza sociale: quanto tempo due individui trascorrono insieme. Se si cercano spesso, restano vicini e si prendono cura l’uno dell’altro con il grooming, cioè la pulizia reciproca del pelo, possiamo pensare all’esistenza di un legame profondo. E di conseguenza affermare che la manifestazione delle emozioni contribuisce a far nascere e consolidare relazioni sociali stabili» prosegue la ricercatrice.

Socialità ed emozioni

«Questi studi ci aiutano a riflettere sull’origine evolutiva delle emozioni, comprese quelle umane -spiega il professor Ivan Norscia, docente di Antropologia biologica ed eco-etologia umana all’Università di Torino -. Per comprendere meglio il nostro comportamento, è fondamentale adottare un approccio comparativo e osservare anche altre specie, più o meno vicine a noi dal punto di vista evolutivo. Il nostro gruppo di ricerca ha studiato lemuri, scimmie antropomorfe, ma anche specie considerate più “insolite” per questo tipo di indagini, come elefanti, gatti e maiali. Confrontare questi animali ci permette di capire se alcuni aspetti della socialità umana dipendano dall’essere primati oppure, più in generale, mammiferi sociali».

Non a caso molti studiosi hanno osservato che, nei gruppi animali più coesi, le relazioni sociali svolgono una funzione fondamentale nella gestione dei conflitti e dello stress. Il primatologo Frans de Waal e altri ricercatori hanno descritto il caso dei bonobo, che utilizzano il contatto fisico e la sessualità non soltanto a scopo riproduttivo, ma anche per rafforzare i legami sociali, ridurre la tensione e favorire la riconciliazione dopo un conflitto. Comportamenti che suggeriscono quanto le emozioni possano avere avuto un ruolo cruciale nell’evoluzione delle società animali.

Una questione scientifica e filosofica

Le emozioni degli animali possono essere paragonate a quelle umane? La maggior parte dei ricercatori e delle ricercatrici ritiene che possano esistere continuità evolutive. In altre parole, alcune emozioni di base – come paura, attaccamento o stress – potrebbero avere radici biologiche condivise fra diverse specie. «Studi recenti hanno mostrato comportamenti che ricordano forme di empatia. Gli elefanti, per esempio, sembrano in grado di consolare un membro del gruppo in difficoltà. I delfini sembrano predisposti al soccorso di individui feriti, anche esseri umani, aiutandoli a restare a galla. Nei cani è stata documentata una forte sensibilità agli stati emotivi delle persone. Anche nei ratti sono stati osservati comportamenti di aiuto reciproco, ad esempio per liberare un compagno intrappolato» sottolinea il professor Norscia.

Secondo gli etologi più cauti, questi esempi non dimostrano necessariamente che gli animali provino le stesse emozioni degli esseri umani. Tuttavia indicano che alcune specie possiedono capacità sociali ed emotive estremamente sofisticate. Alcune ricerche sui corvi, per esempio, hanno mostrato che sono in grado di ricordare per anni i volti umani associati a esperienze negative e di trasmettere quell’informazione agli altri membri del gruppo. Una memoria sociale così elaborata suggerisce l’esistenza di processi cognitivi complessi, in cui emozioni, apprendimento e relazioni sociali sembrano intrecciarsi profondamente.

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