Dichiarazione dei redditi: istruzioni per l’uso

Entro il 30 settembre dipendenti e pensionati dovranno presentare la dichiarazione dei redditi tramite il modello 730

Il giorno da cerchiare in rosso sul calendario è il 30 settembre: entro questa data dipendenti e pensionati dovranno presentare la dichiarazione dei redditi tramite il modello 730. Ma già ora è possibile fare i conti.

Dal 30 aprile sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate è disponibile il servizio gratuito della precompilata, mentre il modello Redditi Persone Fisiche (l’ex Unico, per partite Iva e autonomi) è visibile dal 20 maggio per essere inviato entro il 2 novembre.

Come funziona

Entrando con Spid, Cie (carta di identità elettronica) o Cns (carta nazionale dei servizi) è possibile consultare i dati inseriti automaticamente dal fisco nella dichiarazione, dalle spese mediche a quelle scolastiche, dai bonus edilizi ai redditi da lavoro.

Se tutto risulta corretto, l’utente può confermare e mandare il 730 online, attraverso una procedura semplificata: in questo modo non sarà soggetto a controlli e non dovrà tenere ricevute e scontrini. Se invece farà modifiche, dovrà conservare la documentazione per eventuali verifiche.

Attenzione poi al riquadro del sostituto d’imposta, ad esempio l’azienda di cui si è dipendenti o l’Inps per i pensionati: se viene indicata questa informazione, l’eventuale credito di imposta sarà pagato nei primi stipendi utili dopo la presentazione del 730 (i più rapidi nell’invio riceveranno i soldi già a giugno-luglio), diversamente l’Agenzia delle Entrate effettuerà il bonifico a dicembre.

Precompilata o no?

Sebbene l’anno scorso 5,4 milioni di persone abbiano scelto il fai-da-te della precompilata, c’è chi resta fedele ai professionisti.

«L’online è un’importante semplificazione, molti preferiscono comunque i centri di assistenza fiscale, che si assumono la responsabilità in caso di errori nella compilazione, facendosi carico delle eventuali sanzioni – dice Maria Teresa Rocco del Caaf Cgil Toscana, al quale si rivolgono 700mila persone l’anno -. Gli utenti si affidano a noi per il personale qualificato, per l’offerta di altri servizi integrati e poi per semplicità, vicinanza ai nostri uffici, contatto umano o perché la precompilata contiene dati non aggiornati o incongrui».

8, 5 e 2 per mille

Capitolo a parte lo merita il riquadro dei “per mille”, ossia le tre firme per devolvere una piccola parte delle tasse a settori differenti. L’8 per mille delle imposte può andare allo Stato oppure a una delle confessioni religiose riconosciute, ma se si lascia lo spazio vuoto i soldi vengono comunque divisi in proporzione alle scelte di tutti i contribuenti. Insomma, è come rimettersi alla volontà della maggioranza.

Meccanismo diverso per il 5 per mille, in favore di chi svolge attività socialmente rilevanti come organizzazioni umanitarie e culturali, poiché i finanziamenti sono riconosciuti al mondo no-profit solo se si firma. Inoltre, se il totale destinato da tutti i contribuenti al 5 per mille supera una soglia massima, innalzata quest’anno a 610 milioni di euro, il fisco si tiene ciò che “avanza”. Così, l’anno scorso 79 milioni sono restati nelle casse dell’Erario.

«È un paradosso: parliamo di fondi che lo Stato ha già deciso di destinare al sociale, che poi non vengono completamente trasferiti – nota Claudia Firenze, portavoce del Forum del Terzo Settore della Toscana -. L’aumento previsto nell’ultima Legge di Bilancio è un segnale positivo, ma non è ancora sufficiente. L’obiettivo deve restare il superamento definitivo del tetto, per garantire che la libera scelta dei cittadini si traduca davvero in risorse per le organizzazioni».

Infine, con il 2 per mille – che ha sostituito il finanziamento pubblico ai partiti – i cittadini possono indicare con un codice la forza politica a cui dare due millesimi delle tasse. C’è sempre un tetto, tuttavia questa cifra negli ultimi anni è stata aumentata dal governo affinché tutto il denaro arrivasse ai beneficiari.

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