Trama
Marco Petrovici ha costruito la sua vita a Berlino, lontano dalle radici, ma il suo corpo sembra ribellarsi a questo distacco. Colpito da improvvisi e inspiegabili svenimenti, decide di ritornare in Puglia, da Use e Tonia, i genitori ormai anziani. Quello che inizia come un periodo di convalescenza e cura dei genitori si trasforma presto in un’ossessiva ricerca genealogica. Marco è convinto che il suo malessere — quel «malbianco» che gli annebbia la vista e l’anima — sia legato all’enigma del suo cognome, così insolito per quelle terre.
Il punto di partenza è un frammento sbiadito dell’infanzia: un uomo che suona il violino sotto la neve in una Taranto insolita. Da qui, Marco scava nei silenzi di famiglia, aiutato dalla zia Ada e da un diario ritrovato. La ricerca lo porta a scoprire figure dimenticate e potenti: la bisnonna Addolorata, un’asinaia dal destino segnato dall’abbandono, e i fratelli Demetrio e Vladimiro, reduci – diversi – della guerra. Al centro di tutto, un mistero linguistico e musicale: un’antica ninna nanna yiddish che risuona attraverso le generazioni, legando i Petrovici a una storia molto più vasta e drammatica di quanto immaginassero.
La citazione degna di nota
Per guarire hai bisogno di riappropriarti di ciò che non hai mai avuto.
Le nostre riflessioni
Ai lettori è chiaro il messaggio: per stare meglio, il protagonista ha dovuto svelare segreti, far emergere i non detti che creano disagio nel presente. Ma c’è qualcosa che non torna: la storia non regge, sembra quasi che l’autore non sia riuscito a creare una trama concreta.
Inoltre, l’aspetto che viene maggiormente criticato a Desiati è la sua non presa di posizione: parla di temi pregnanti come la guerra ma non si schiera; non parla chiaramente di antisemitismo, antisionismo ma, anzi, sembra quasi “censurato” nel parlare degli ebrei.
Al gruppo è sorta, quindi, una domanda: qual è il compito dell’autore?
Lo consigliamo a...
Adulti.
Le parole chiave del libro
Neve
guerra
famiglia
russi
segreti
radici genealogiche
