Grasso addio!

Punture per dimagrire? Funzionano, ma serve cambiare lo stile di vita

La fiamma della vanità sta alimentando il mercato delle punture per dimagrire: dalle star di Hollywood ai vip italiani, ma anche tante persone comuni, tutti sembrano aver trovato la bacchetta magica per perdere peso. Dietro la promessa di un corpo più snello, questo trattamento, che sta conquistando il cuore (e il portafoglio) di moltissime persone, nasconde rischi e incertezze.

Qual è il meccanismo d’azione di questi nuovi farmaci? «Imitando l’azione di alcuni ormoni intestinali, ovvero GLP-1 e GIP, agiscono sul sistema nervoso centrale, aumentando il senso di sazietà e riducendo la fame – spiega Barbara Cresci, endocrinologa dell’Ospedale Careggi di Firenze -. Inoltre, rallentano lo svuotamento gastrico, per cui il cibo rimane più a lungo nello stomaco, favorendo un senso di sazietà prolungato».

Chi sono i candidati ideali per questo trattamento?

Essendo veri e propri farmaci, che non devono essere utilizzati a scopo estetico-cosmetico, ma sotto rigorosa prescrizione e controllo medico, hanno indicazioni e controindicazioni ben precise. Sono destinati a persone con obesità (Indice di Massa Corporea, IMC >30 kg/m²), o a persone in sovrappeso (IMC 27-30 kg/m²), ma con almeno una patologia che possa complicare il quadro clinico, come ipertensione, dislipidemia, diabete di tipo 2, apnee notturne. Occorre inoltre sottolineare che prima della prescrizione di questa terapia, tutti dovrebbero essere educati a modificare il proprio stile di vita, seguendo una alimentazione equilibrata, e a praticare esercizio fisico strutturato, compatibile con le proprie possibilità.

Quali sono i vantaggi di queste punture?

Questi farmaci contribuiscono a una significativa perdita di peso, ma hanno anche documentati effetti favorevoli sul metabolismo, come un maggiore controllo della glicemia o un miglioramento del quadro lipidico. Molti studi ne hanno infine dimostrato l’efficacia per la riduzione del rischio cardiovascolare. I farmaci ora in commercio si somministrano tramite iniezioni sottocutanee settimanali con penne di facile utilizzo, e questo è un aspetto positivo. Tuttavia, l’obesità è una malattia cronica, per cui la terapia dovrebbe teoricamente essere continuata nel tempo. Sono, però, farmaci costosi, a totale carico del paziente. Occorre pertanto porre delle basi solide ed educare il paziente prima della prescrizione del farmaco, per evitare che dopo la sospensione si vanifichi quanto fatto.

Esistono rischi ed effetti collaterali?

In alcuni soggetti si hanno reazioni di natura gastrointestinale, come nausea, vomito, diarrea o stitichezza. In rari casi possono provocare dolore addominale, che è necessario segnalare al medico. Va inoltre sottolineato il fatto che, inducendo una importante perdita di peso, potrebbero incidere negativamente sulla composizione corporea, facendo perdere sia massa grassa che magra (muscolo), se il dimagrimento non è supportato da adeguata attività fisica.

Quale messaggio è utile lanciare?

Questi farmaci sono utili, ma devono essere inseriti in un percorso multidisciplinare il cui obiettivo sia la modifica dello stile di vita. Possono essere un supporto educativo per un paziente già allenato a riconoscere i propri stimoli, rinforzando soprattutto la sensazione di sazietà e riducendo quella di fame, ma anche migliorando la qualità del cibo. Senza un percorso di educazione, il paziente rischia di non sviluppare una reale coscienza del nuovo comportamento, tornando alle vecchie abitudini, una volta cessata la terapia.

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