Sarà come entrare in una vera e propria classe, con la cattedra e la lavagna. Sulle sedie, al posto dei ragazzi, adulti che avranno l’opportunità di assistere a una lezione speciale. Non in una scuola, ma in un supermercato.
Il professore è di quelli che ti cambiano la vita, come Robin Williams in L’attimo fuggente: Enrico Galiano. Insegnante di lettere in provincia di Pordenone, ha scritto romanzi e saggi divenuti bestseller, creato webserie da milioni di visualizzazioni, ricevuto premi cinematografici e riempito teatri e festival con le sue lezioni-spettacolo. Galiano ha fatto anche parte del comitato scientifico che ha coordinato la ricerca La Scuola degli affetti. Indagine sull’educazione alle relazioni, realizzata dall’Ufficio Studi di Coop nell’ambito della campagna “Dire, fare, amare” contro la violenza sulle donne.

Il primo appuntamento con le lezioni di Enrico Galiano è stato a Firenze al Centro*Ponte a Greve, il 21 marzo mattina, poi a Bologna (il 27 marzo) e a Genova (17 aprile). Sarà anche l’occasione per ricordare l’importanza dell’educazione affettiva nelle scuole.
Come possiamo aiutare i ragazzi a costruire relazioni affettive sane?
Bisogna affrontare la gestione della rabbia e dei sentimenti, la capacità di non farsi dominare, in particolare nell’età più difficile, dai 12 fino ai 19 anni. Credetemi: i ragazzi hanno tantissima voglia di parlare di questi argomenti. Ma l’educazione alle emozioni dovrebbe coinvolgere anche famiglie e insegnanti, perché siamo noi per primi a dover imparare a gestire le nostre emozioni, per poi arrivare ai ragazzi.
La seconda cosa da fare è una forte limitazione dei dispositivi digitali, almeno fino ai 14 anni, perché possono creare danni alla salute mentale dei ragazzi, con stati di ansia, depressione, paura del confronto sociale. Viviamo in un mondo sempre più competitivo e perfezionista e questo si traduce anche nella difficoltà dei più giovani ad accettare le proprie imperfezioni, i fallimenti, a saperci convivere.
Perché l’educazione affettiva non è ancora una materia obbligatoria in Italia?
Credo che il problema principale sia la resistenza da parte di una minoranza, però molto rumorosa, di famiglie. L’idea di base è che a scuola si debba imparare a leggere, scrivere e far di conto, poi il latino, il greco oppure le scienze applicate, ma non le emozioni. Quelle si trattano in famiglia. Ma è proprio la famiglia che manca spesso di strumenti adeguati.
La scuola è l’ultimo avamposto della vita in cui puoi trovare quello che non hai ricevuto a casa, sia per la tua formazione culturale sia per quella emotiva. Purtroppo però questa minoranza funziona molto bene a livello di propaganda e una parte della politica la cavalca.
Quali consigli per affrontare le insicurezze e vivere bene con le emozioni?
Innanzitutto dico di esprimere il disagio, non trattenerlo. Le modalità per farlo sono infinite: parlarne con qualcuno, esprimere le emozioni in modo creativo, protestare. Dall’altra parte però ci deve essere qualcuno disposto ad ascoltare, senza giudicare, come potrebbe essere, ad esempio, lo psicologo a scuola. Con una figura esterna, competente, i ragazzi si sentirebbero anche più liberi di esprimersi.
Cosa insegnerà nelle sue lezioni al supermercato?
Sono un esperto di parole, cercherò di raccontare cosa c’è dietro a espressioni che diamo per scontate. Prendiamo l’esempio della povera Zoe, la ragazza uccisa a febbraio nell’Astigiano: molti giornali hanno scritto che è morta per un rifiuto, ma è falso e sbagliato.
Zoe è morta perché ha incontrato un omicida, un ragazzo che non ha ricevuto un’educazione sufficiente o, se l’ha ricevuta, non è stato in grado di recepirla, portatore di un retaggio che non considera il rifiuto come un diritto della donna, ma come un torto per cui io, uomo, posso disporre di te come voglio. È molto grave: se non ci accorgiamo che dentro queste frasi c’è il problema, siamo noi stessi parte del problema.
«Non ti ascoltano, se tu per primo non li ascolti».
Enrico Galiano
