Una struttura di eccellenza per curare le vittime del conflitto israelo-palestinese provenienti dalla striscia di Gaza. Un polo da 280 posti, già attivo dal 2006, in cui prendersi cura dei feriti a 360 gradi, restituendo loro capacità motorie a partire dalla chirurgia ricostruttiva, ma anche offrendo supporto e riabilitazione psicologica e inserimento sociale.
Questa la meta di una delegazione Coop, che tra il 14 e il 17 febbraio si è recata ad Amman in Giordania, accompagnata da Medici Senza Frontiere.
A poter toccare con mano il frutto delle donazioni delle cooperative di consumatori: Maura Latini, Presidente Coop Italia, Daniela Mori, Presidente Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze, Domenico Livio Trombone, Presidente Coop Alleanza 3.0, Andrea Mascherini, Presidente Coop Reno, Vincenzo Fazzi, Presidente Coop Amiatina e Simone Zambelli, Consigliere Coop Lombardia.

Georgia Kaltsi, a wheelchair athlete, competed with the Runners Without Borders in the Athens Authentic Marathon in the 42 km race, supporting the Reconstructive Surgery Hospital in Amman, Jordan, through a crowdfunding campaign.
L’incontro
Quattro giorni per visitare lo Specialized Hospital for Reconstructive Surgery di Medici Senza Frontiere, qui noto come “l’ospedale di tutte le guerre” perché negli anni vi sono giunti feriti dai più disparati conflitti.
Un incontro con le varie equipe di professionisti (chirurghi, fisioterapisti, mediatori culturali, psicologi) attraverso cui conoscere i dettagli delle diverse attività, di questa struttura di eccellenza che affronta la cura con un approccio olistico.

Ogni paziente riceve almeno un intervento chirurgico (spesso chirurgia ricostruttiva), seguito da un percorso di fisioterapia, supporto psicologico e terapia occupazionale. Si va dal manager del team fisioterapico, al responsabile dell’Occupational Team, volto a riabilitare le capacità funzionali occupative dei pazienti, dal Mental Health Manager alla docente della scuola che è stata affiancata all’ospedale e progettata in maniera integrata con questo, proprio al fine di fornire istruzione e agevolare il miglior reinserimento possibile degli ospiti.

L’obiettivo non è soltanto salvare o ricostruire una parte del corpo, ma permettere alla persona di tornare alla vita quotidiana: tagliarsi le unghie, giocare a palla, pelare le patate.
Una promessa di ritorno alla normalità fondamentale per chi non ha più nulla se non se stesso, come una delle bambine pazienti incontrate da Coop, che è l’unica sopravvissuta all’incendio della tenda dove viveva accampata la sua famiglia o un’altra ragazza, rimasta solo dopo il bombardamento dell’appartamento in cui si erano rifugiati tutti i suoi cari.
Una struttura la cui gestione annuale si aggira intorno ai 12 milioni di euro e che si basa sui finanziamenti dei privati, scegliendo MSF di non accettare contributi dai Governi.

La campagna #CoopforGaza
Il sostegno di Coop a questo ospedale è parte della campagna #CoopforGaza, avviata a fine luglio e conclusa il 31 ottobre, a favore delle attività di Medici Senza Frontiere.
Oltre 143 mila euro donati da soci e consumatori Coop sul conto corrente dedicato che si aggiungevano ai 500.000 stanziati a apertura di campagna dalle cooperative, in totale oltre 643.000 euro.
Medici Senza Frontiere è stata impegnata a Gaza con oltre 1000 operatori e operatrici umanitari in 10 tra ospedali, cliniche e centri di salute primaria. Negli ultimi 2 anni, i team di Medici Senza Frontiere hanno effettuato oltre 1,2 milioni di visite mediche, operato 29.000 persone e assistito 16.000 parti
Con i fondi raccolti da Coop, erano già stati curati migliaia di feriti di guerra e persone affette da patologie dovute alle terribili condizioni di vita, come le infezioni della pelle, degli occhi, delle vie respiratorie e dell’apparato gastrointestinale. Un’attività che si integra e completa con l’ospedale visitato, integrazione di lungo periodo di quanto già realizzato nell’imminenza dell’emergenza.
