A tu per tu con la scrittrice Giuliana Salvi

La scrittrice, autrice del libro "Clementina", ispirato alla storia della sua bisnonna, ha conquistato i lettori dei Circoli di lettura delle sezioni soci Unicoop Firenze, giuria popolare del premio “La Città dei Lettori”, assegnato alla scrittrice lo scorso 25 settembre al Teatro Politeama di Poggibonsi

Una storia di emancipazione e coraggio è quella raccontata da Giuliana Salvi nel suo romanzo d’esordio Clementina (Einaudi), che ha conquistato i lettori dei Circoli di lettura delle sezioni soci Unicoop Firenze, giuria popolare del premio “La Città dei Lettori”, assegnato alla scrittrice il 25 settembre al Teatro Politeama di Poggibonsi (SI). Il libro è ispirato alla storia vera della bisnonna paterna dell’autrice. 

Siamo nel 1916, negli anni della Grande Guerra: rimasta vedova con tre figli, Clementina Martello si trasferisce da Roma a Lecce, nella casa di famiglia dove vivono le sorelle Maria e Anna. Inizia così il racconto di Clementina, che è anche quello di tre donne che si sosterranno a vicenda in un mondo che lascia loro poco spazio. Per far quadrare i conti, pur non essendo maestra, Clementina apre una scuola in casa, per aiutare ragazzi e ragazze nei compiti. È un professore francese a suggerirle la strada: se ha curato lei l’istruzione del figlio Filippo, perché non aiutare anche altri ragazzini? Non per carità, ma per lavoro. 

Insegnerà per più di vent’anni in una stanza adibita ad aula, con pochi banchi, i libri e la convinzione che la conoscenza può cambiare la vita, mantenendo la promessa fatta al marito Cesare di garantire un futuro ai figli. 

Una rivoluzione silenziosa, fatta di piccoli gesti quotidiani. Giuliana Salvi commenta: «Clementina era una donna moderna, ma figlia del suo tempo. Sapeva che, lavorando con i giovani, faceva politica: i giovani rappresentavano la possibilità di un futuro diverso e la cultura è potere. Con le ragazze degli anni Venti e Trenta sapeva di fare una politica volta anche all’affermazione della donna. Era una “femminista nei fatti”, non nelle rivendicazioni, per le quali non aveva tempo. Nel suo piccolo riesce a fare qualcosa di grandioso, sempre a schiena dritta e con sacrifici, riappropriandosi di un ruolo che nel Sud dell’epoca era quasi impossibile per una donna. Scrivendo di lei, ho incontrato tante storie di donne dimenticate: le crediamo immobili, invece sono state rivoluzionarie, più di noi».

Quanto resta da fare per una reale uguaglianza tra uomini e donne?
Sono stati fatti molti passi avanti, ma restano ancora tante differenze. Clementina creava rete intorno a sé. Aiutarsi l’una con l’altra e coinvolgere gli uomini nelle nostre lotte è fondamentale: sono diritti di tutti.

Una storia d’amore, non di violenza. Eppure la violenza sulle donne resta cronaca quotidiana.
Viviamo un momento agghiacciante. Non che allora accadessero meno fatti drammatici: venivano taciuti, nascosti in famiglia. Clementina con il marito aveva un rapporto alla pari: a Roma aveva perfino uno studio tutto per sé. Ho sempre pensato alla mia bisnonna come a Virginia Woolf, sono nate lo stesso anno, anche se hanno avuto vite diverse. Era una ragazza che scriveva racconti, amava leggere e studiare. Per Clementina il riscatto sociale di una donna non era solo nel matrimonio, ma anche nell’istruzione e nell’indipendenza economica. È un messaggio importante anche oggi: per uscire da situazioni difficili, noi donne dobbiamo essere economicamente indipendenti.

Quanto c’è di memoria familiare e quanto di invenzione nel suo romanzo?
È una storia vera, ma è anche letteratura. Non volevo scrivere una semplice biografia, per quanto accurata, benché abbia fatto molte ricerche, letto le lettere di Clementina e parlato con chi l’ha conosciuta.

  1. Giuliana Salvi che lettrice è?
    Leggo molto perché i libri sono come le persone, ci accompagnano in determinate fasi della vita. Ci sono libri che ho letto a 20 anni e che ho detestato come Al Faro di Virginia Woolf perché non lo avevo capito, poi l’ho riletto anni dopo e l’ho adorato. Si può cambiare idea su un libro, come con le persone. Le mie autrici del cuore sono Natalia Ginzburg e Marguerite Duras che mi hanno fatto amare la scrittura come mestiere. Mi piace la narrativa, i thriller psicologici di Patricia Highsmith.
  2. Che effetto fa essere premiata dai propri lettori?
    Avevo paura di consegnare al mondo un’intimità familiare, ma l’affetto ricevuto mi ha ripagato di tutti i timori. Ci tenevo che il libro fosse letto da più persone possibile: è la storia di una donna dimenticata. Clementina ha creato intorno a sé una comunità di lettori e lettrici: per me è un regalo immenso.

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