Buone notizie dal Meyer: una rete di telemedicina per l’urgenza pediatrica

Curarsi a distanza. Per grandi e piccoli l'opportunità della tecnologia per l'assistenza e la cura sanitaria. Intervista al prof. Giannantonio Pellicanò, presidente Associazione italiana di telemedicina e informatica medica

Dai primi di aprile l’ospedale pediatrico Meyer e Azienda USL Toscana nord ovest hanno costituito la rete di telemedicina dedicata all’urgenza pediatrica più grande d’Italia che unisce dodici pronto soccorso della Toscana occidentale con la struttura fiorentina, eccellenza nazionale e internazionale specializzata nell’attività di diagnosi cura e riabilitazione dei bambini.

Un progetto, avviato da tempo, oggi di aiuto per contrastare la diffusione del Coronavirus: grazie alla telemedicina potranno esser gestiti anche i casi probabili o accertati di Covid-19, con l’obiettivo di ridurre gli spostamenti dei pazienti, i contatti con operatori sanitari e altri pazienti, di migliorare la rapidità delle consulenze pediatriche e garantire una migliore qualità delle cure.

I pronto soccorso coinvolti potranno dialogare in tempo reale con i colleghi del Meyer per un teleconsulto pediatrico, trasferendo dati ed esami dei pazienti. L’ospedale Meyer di Firenze sarà il punto di riferimento per stabilire la gravità dei casi e valutare la necessità di ulteriori trattamenti nell’ospedale che ha chiesto la consulenza oppure, nei casi più gravi, del trasporto al Meyer.

Tra le novità, ogni pronto soccorso dell’Asl Toscana nord ovest è ora collegato in rete con gli altri, con cui scambiare informazioni e consulenze anche grazie alla nuova app “Medclick” con la quale fotografare, con lo smartphone, eventuali lesioni cutanee dei pazienti per condividerle con i colleghi degli altri pronto soccorso. La app funziona secondo i principi di Whatsapp, a cui si aggiungono sistemi di sicurezza certificati e criptazione massima dei dati.

L’intervista

La telemedicina è una delle strade possibili per intervenire a distanza nell’emergenza e ridurre l’accesso a luoghi affollati, come, ad esempio gli ambulatori dei medici di base. Una possibilità importante già in essere oggi, come conferma il prof. Giannantonio Pellicanò, che dal 1986, si occupa di telemedicina ed è oggi Presidente dell’Associazione italiana di telemedicina e informatica medica, oltre che neurochirurgo e neuroradiologo presso l’azienda ospedaliera di Careggi.

Quali le prospettive della telemedicina rispetto all’emergenza Coronavirus?

E’ ovviamente una grande opportunità, purché si continui a pensare che la macchina deve sostenere l’uomo e non sostituirlo. E’ un’opportunità se pensiamo al dopo Coronavirus, quando centinaia e migliaia di persone potrebbero necessitare di un’ulteriore assistenza che non può essere o non deve essere ospedaliera. Il dopo Coronavirus ci sarà e dobbiamo iniziare a pensarci da ora.

Quali i campi più promettenti per la telemedicina?

Molti ovviamente, ma fra i primi quello della disabilità motoria, dove possiamo indicare al paziente esercizi e movimenti, passivi e attivi e, contemporaneamente, acquisire anche il tracciato elettromiografico. E’ un campo che si può allargare fino alla medicina di base, alle terapie post Covid, a cardiopatici e diabetici, grazie a strumenti sempre meno costosi, governabili da remoto.

Quali invece gli ostacoli a un’applicazione più diffusa della telemedicina?

Attualmente queste possibilità vengono sfruttate al 30, 40% in Italia. La barriera principale è il timore di perdere il contatto medico paziente. Anche io, personalmente, lo ritengo ancora fondamentale. Nella telemedicina l’ostacolo da superare riguarda non è tanto il fatto che limita la possibilità di vedere e ispezionare il paziente, ma soprattutto, la necessità di garantire al paziente il contatto umano con il suo medico attraverso tecnologie diverse.

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