Alla scoperta di Raffaello

Nel cinquecentenario della morte dell'artista riscopriamo i suoi capolavori ospitati nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti. A gennaio e febbraio visite riservate ai soci Unicoop Firenze

L’Accademia Nazionale dei Lincei li celebra come “Il Trittico dell’ingegno italiano”: se il 2019 è stato all’insegna del centenario di Leonardo e il prossimo anno sarà dedicato a Dante, il 2020 accende i riflettori su Raffaello Sanzio, del quale si celebrano i 500 anni dalla morte, avvenuta nel 1520 a soli 37 anni.

Una carriera precoce, folgorante e troppo breve, quella del pittore e architetto urbinate: a soli 12 anni autore di un piccolo ex voto che già ne rivelava il talento, allievo del Perugino, ne ha appena 17 quando acquisisce il titolo di “maestro”, che gli consente di esercitare l’attività di pittore.

Inizia così il suo viaggio fra corti e potenti famiglie rinascimentali, fino al trasferimento definitivo a Roma nel 1508, quando papa Giulio II lo chiama a lavorare alla decorazione dei suoi nuovi appartamenti (le Stanze Vaticane) e dove, alla morte di Bramante, viene nominato architetto della Fabbrica di San Pietro.

Sulle tracce di Raffaello

In attesa dei molti eventi che lo ricorderanno in tutta Italia, l’occasione è buona per riscoprire le tracce del suo passaggio anche in Toscana, fra Siena e Firenze.

Alle decorazioni della Libreria Piccolomini, ambiente monumentale che fa parte della cattedrale di Siena, l’allora ventenne Raffaello lavorò chiamato da Pinturicchio, realizzando disegni e modelli per gli affreschi. Dove possiamo riconoscere la mano di Raffaello? Difficile dirlo con sicurezza.

Lo stesso Giorgio Vasari in un passaggio del suo Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, pubblicato nel 1568, a Raffaello attribuisce «alcuni dei disegni e cartoni di quell’opera», contraddicendosi però quando, in un passaggio dedicato a Pinturicchio, dice invece che tutti i disegni appartenevano a Raffaello.

La critica oggi gli attribuisce la paternità del Disegno per la partenza di Enea Piccolomini alla volta del Concilio di Basilea, conservato al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi a Firenze; l’affresco è comunque sicuramente di Pinturicchio e dei suoi assistenti, e lo possiamo ammirare lungo le pareti della navata sinistra della cattedrale.

Raffaello a Firenze

Ma Raffaello è giovane, vuole conoscere e imparare, e lascia Siena alla volta di Firenze nell’ottobre del 1504, attratto dalla fama di Leonardo e Michelangelo, e dalla loro rivalità e volontà di superarsi.

Molte delle opere eseguite nei successivi quattro anni – cioè fino al trasferimento definitivo a Roma – riflettono contatti con artisti fiorentini. A Firenze Raffaello si dedica alla produzione di quadri destinati alle case di ricchi signori fiorentini, raffiguranti per lo più Sacre Famiglie o ritratti.

Alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti – il museo che custodisce il più alto numero al mondo di dipinti su tela e tavola del pittore urbinate – del periodo fiorentino sono custoditi capolavori come La Gravida e la Madonna del Granduca, tra i dipinti più celebri di Raffaello e una delle immagini identitarie della Galleria Palatina.

Degli anni successivi è invece La Velata. Ritratto, quest’ultimo, probabilmente della sua amante e grande amore, la cosiddetta “Fornarina” (il ritratto omonimo è conservato a Roma), ossia Margherita Luti, una giovane di origine senese, figlia di Francesco Luti, fornaio a Roma (da qui il soprannome).

La perla, che è presente sia nella Fornarina sia nella Velata, rimanderebbe al nome dell’amata: Margherita deriva infatti dal termine greco margaritès che significa “perla, gemma”. Ne era talmente preso, Raffaello, da trascurare il suo lavoro e da costringere Agostino Chigi, per vedere finalmente portata a termine la decorazione della Loggia di Palazzo Chigi, a far sì che la donna venisse «a stare con esso in casa continuamente, in quella parte dove Raffaello lavorava, il che fu cagione che il lavoro venisse a fine».

Visite guidate riservate ai soci

“Toscana Rivelata” porta i soci alla scoperta del «non meno eccellente che grazioso» Raffaello e delle altre meraviglie della Galleria Palatina con una serie di visite guidate gratuite, sempre alle 15.30, per sei sabati dal 4 gennaio all’8 febbraio ( il 4, 11, 18 e 25 gennaio 2020 e il 1° e 8 febbraio).

Prenotazione obbligatoria e soggetta a disponibilità dei posti. Ciascun socio ha la possibilità di effettuare una prenotazione per massimo due persone per Carta Socio. I Soci sono tenuti al pagamento del biglietto di ingresso al museo (fatto salvo le gratuità di legge).

A carico dei soci il solo biglietto d’ingresso.

Prenotazioni
Opera Laboratori Fiorentini
events@operalaboratori.com

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