Grazie Liliana! L’ultima testimonianza pubblica di Liliana Segre

Una testimonianza importantissima e patrimonio del nostro Paese, che da 30 anni insegna a non odiare, a non vendicarsi, ma nello stesso tempo a non dimenticare. All'evento che si è tenuto a Rondine Cittadella della Pace hanno partecipato anche Unicoop Firenze e Fondazione Il Cuore si scioglie.

Dal racconto degli Amici con la A maiuscola da cui il padre l’aveva nascosta nonostante le sue proteste, fino alla deportazione e alla morte dell’amica Janine a cui Liliana non rivolse neanche un saluto. “Fui orribile” dice la Senatrice a Rondine per la sua ultima testimonianza pubblica, ricordando come il campo di concentramento, destinazione ignota dell’ultimo viaggio fatto con il padre, l’avesse cambiata e l’avesse resa un essere incapace di provare qualsiasi sentimento.

“L’andare al gas” di Janine è una delle storie che Segre racconta ripercorrendo il viaggio sul carro bestiame fino a Auschwitz, quel secchio velocemente riempito da chi aveva paura di morire, le urla, i pianti e le preghiere, la separazione dal padre, i lavori nel campo di prigionia, l’indifferenza di quanti hanno taciuto, il tatuaggio sul braccio che si legge bene ancora oggi che la Senatrice ha 90 anni, e ne sono passati oltre 70 (ne aveva 13 quando arrivò al campo di Auschwitz) dalla sua deportazione.

Liliana, davanti ad una platea numerosa e commossa, parla di quanti anche oggi vengono espulsi, come lei lo fu dalla Svizzera, anche lei richiedente asilo in un’altra epoca, soltanto passando dalla montagna e non dal mare, o dei branchi di bulli che si fanno forza e fanno violenza al singolo, come è successo a Willy poche settimane fa, ma poi da soli hanno paura. Invita i giovani a non buttare via il cibo, in nome di chi ha scavato in un letamaio per non morire di fame, a mangiare quello che sta per scadere, semplicemente. Un consiglio da nonna, donna libera e di pace, a tutti i ragazzi che potrebbero essere suoi nipoti.

Ai giovani suggerisce anche di abbracciare i genitori che “non sempre sono forti, a volte siete voi i più forti!” dice Liliana, ricordando quando in prigione con suo padre fu lei a fargli da mamma e il saluto e i sorrisetti che gli rivolse all’arrivo del treno. Non sapendo che era “quel momento“, l’ultimo momento in cui lo avrebbe visto.

La testimonianza di Liliana racconta anche la sua primavera e da lì il suo impegno di testimone della Memoria, di quando incontrò la prima pietas e dei ragazzi francesi che la salvarono trattandola di nuovo da essere umano, per la prima volta dopo la prigionia.

A Rondine, all’esterno della sala dove Liliana ha tenuto il suo racconto, Fondazione Il Cuore si scioglie ha donato una installazione con l’opera di street art di Lediesis che la ritrae come Superhuman già utilizzata per la campagna “Il Momento è adesso”.



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