Gianrico Carofiglio: vincere è un gioco di squadra

I veri successi hanno il sapore della cooperazione e della responsabilità. Intervista allo scrittore, tra i finalisti del Premio Strega

«Non esiste un cosiddetto vincitore che non sia stato un ottimo perdente». Si apre così, l’intervista a Gianrico Carofiglio che, dalla magistratura alla scrittura, ha raggiunto molti traguardi di successo: ultimo, in ordine cronologico, il numero record di oltre 5 milioni di copie vendute nel mondo e traduzioni dei suoi libri in ventotto lingue. Di fronte a tanto successo, la domanda è d’obbligo.

In tutto ciò che ha fatto, è arrivato all’eccellenza. Come ci è riuscito?

«No, non è vero, non vi siete accorti di quando non ci sono riuscito, non l’ho fatto vedere! E poi la parola successo non mi piace, va maneggiata con molta cura e tenuta a debita distanza. Il rischio dell’autocompiacimento è sempre in agguato: occorre usare l’antidoto dell’umorismo su di sé: fa bene ridere dei nostri lati deboli e un po’ ridicoli. Io ne ho tanti… e ci faccio i conti tutti i giorni…».

Quale il segreto del successo?

«Non ci penso nemmeno a dirvelo! Sennò che segreto è? Scherzi a parte, non esiste l’algoritmo del successo. Mi piace ricordare la frase di Michael Jordan, il giocatore di basket che ha scritto: “Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”. In realtà perdere è una pratica molto sana: l’errore fa imparare molte cose, anche su se stessi. Dal successo non si impara niente: ci si ubriaca solo un po’ della gratificazione».

Vincere è questione di competizione o cooperazione?

«La competizione ha un senso è divertente e anche etica se è in un quadro di regole cooperative. Nella vita e nello sport. Questo vale sempre, anche negli sport individuali, anche se la vera vittoria e la maggiore soddisfazione viene da un successo di gruppo. Quando mi è capitato, ho provato un’emozione entusiasmante. Certo, in uno sport individuale, quando vinci, è tutta “roba tua” ma la soddisfazione di vincere insieme agli altri, è molto più forte. La forza viene dal condividere non solo la gara, la missione, il percorso da fare insieme, ma la vittoria stessa. L’emozione si moltiplica dentro al gruppo».

È un campione anche nel karate. Come è nata questa passione?

«Ho iniziato a fare karate perché ero un ragazzino “sfigato”. All’epoca fare karate mi ha dato senso di sicurezza: magari solo esteriore e illusoria, ma mi dava senso di forza e autonomia, ad esempio potevo sbrigarmela da solo nelle classiche liti fra coetanei. Non ero più quello con cui gli altri se la prendevano e questo mi ha aiutato ad avere meno paura degli altri e a contare sulle mie forze. Però poi le arti marziali mi hanno dato anche molto di più».

In cosa l’ha aiutata questo sport?

«Fare arti marziali e il karate, che pratico da sempre e tutt’ora, ha cambiato la mia vita. Praticarle nel modo corretto insegna che la questione non è la paura degli altri ma la paura che hai dentro di te: quella di affrontare l’avversario interiore. Lì il meccanismo è un po’ più complicato ma anche più interessante».

Un consiglio ai più giovani disorientati di fronte a un presente così complesso?

«Spesso questo atteggiamento negativo e perdente ha il suo beneficio, non per tutti ma a volte è un buon alibi: è un’esenzione dal dovere di impegnarsi, dalla responsabilità. Tutto cambia se si decide di affrontare i problemi e le difficoltà che tutti abbiamo, quasi sempre riesce nell’obiettivo. Magari non si fa centro alla prima ma reagire al disfattismo porta sempre a qualche buon risultato. Quindi direi, e non solo ai giovani, di non nascondersi dentro la tesi generale che tutto va male, che non serve a niente impegnarsi, che servono solo le raccomandazioni. Non è così. Quindi la parola chiave, per giovani, adulti, anziani e per tutti è: responsabilità».

Tre parole a lei care che anche i più giovani devono tenere a mente?

«Gentilezza, coraggio, scelta».

Il libro

“La misura del tempo”, Gianrico Carofiglio, Einaudi editore,
in vendita su piùscelta a prezzo scontato per i soci Unicoop Firenze (euro 15,30)

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