Gianlorenzo Blengini: fare squadra

Dedicato a chi vince e a chi sa perdere, a chi lotta in campo e a chi soffre in panchina

Questa la frase sul suo profilo Twitter: perché Chicco è attento a tutti, non solo a chi alza e schiaccia, ma anche a chi, in maglia azzurra, aspetta paziente il suo turno.

Chicco è lui, Gianlorenzo Blengini, torinese di origine, italiano per missione. Il coach che, per la seconda volta in pochi anni, a luglio porterà la nazionale maschile di volley alle Olimpiadi di Tokyo. Per scaramanzia, nessun augurio né congratulazioni per il recente 3-0 con la Serbia che ha regalato agli azzurri la qualificazione a cinque cerchi.
In attesa di alzate e set point, palleggiamo con un po’ di domande: sguardo vivace, tono determinato, risponde a tutto, match dopo match, fino al prossimo sogno in cantiere.

Fare squadra: come diventa possibile?

Con un lavoro e un coinvolgimento quotidiano: intrecciarsi l’uno con l’altro, perché ogni giocatore capisce che con la squadra è più forte. I giocatori non devono essere per forza amici, ma condividere uno spazio perché è funzionale all’obiettivo. Chi fa squadra, ovvio, ha più probabilità di vincere. Il presupposto è che tutti abbiano chiaro l’obiettivo e siano pronti a fare la loro parte, che sia in campo o in panchina.

Quale l’ingrediente che rende vincente una squadra?

La parola chiave è fiducia. Prima di pensare al risultato, io per primo devo fare un lavoro su me stesso e con gli altri per costruire una relazione di fiducia: per me questo racchiude tutto il senso della squadra e del mio lavoro. Prima di pensare a come il giocatore può esprimere il suo massimo, devo far sì che ogni giocatore si fidi di me. Come? Mettendo alla base della fiducia la professionalità, l’onestà intellettuale e la coerenza. Più che dire, fare.

Cooperazione e competizione: come dosarli, nello sport e nella vita?

È un dosaggio che va gestito passo passo: di certo la cooperazione è l’ingrediente base per affrontare le sfide più difficili, è il collante che dà solidità alla struttura. I giocatori sono tanti e la palla una: per farla “volare bene”, devono sostenere uno il gioco dell’altro e, tutti insieme, la palla stessa. La cooperazione non è buonismo: è azione di tanti verso una meta. Difficile ma semplice. E viceversa.

Dietro le quinte: quale il menù dei campioni?

Cibi di tutto il mondo ma cose semplici: niente fritti, pochi condimenti e dolci. Un primo, carne bianca, molta frutta e verdura e niente alcol, almeno sotto il nostro controllo.

E Chicco Blengini: quale piatto preferisce?

Pizza, pizza, pizza, sempre e per sempre pizza!

E quale sa cucinare?

Una buona amatriciana, accontenta tutti, sa di buono, sa di Italia!

La sua ricetta: vincere, vincere, vincere?

No! L’obiettivo è quello di riuscire a esprimere il massimo della propria potenzialità. Pensare solo alla vittoria, a tutti i costi, può essere frustrante, soprattutto nelle situazioni in cui l’avversario è davvero più forte. Giocare bene, questo sì: e certo, mai con l’obiettivo di perdere!

Quanto è importante perdere? E saper perdere?

La sconfitta va messa in conto, nello sport e nella vita, e non va minimizzata. Va utilizzata al meglio per tornare a vincere. Impegno, avversario, motivazione, allenatore nel pallone? Capire il perché è già giocare una nuova partita.

Un sogno già realizzato?

Poter fare della mia passione per lo sport un lavoro: era un sogno da bambino ed è un bel sogno realizzato.

E il prossimo da realizzare?

Le Olimpiadi! Non è solo sport, è un’esperienza di vita unica. Rappresentare l’Italia ci rende, semplicemente, felici. E orgogliosi del nostro bel Paese.

Scaramanzia

Lui non è scaramantico ma in campo e addosso non dimentica di portare il calzino di “quella partita memorabile”, la solita cartellina porta documenti e “la maglietta dell’estate”, quella con cui vince la prima partita importante della stagione.

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