Francesco Carofiglio: su memoria, felicità, libri e i maestri del cuore

Una riflessione con lo scrittore sull'importanza della memoria, sulla felicità e la lettura

L’importanza della memoria

La conservazione della memoria è importante ma è fondamentale conservare il significato delle parole che sono trainanti rispetto al ricordo. Una delle cose più allarmanti che stanno accadendo negli ultimi tempi e negli ultimi anni è il processo di deprivazione di senso, lo svilimento del significato delle parole. Per questo credo sia necessario porre accento sul fatto che la memoria e le parole vadano salvaguardate.

Ieri e oggi

Non si può tornare indietro, possiamo però provare a non fare gli errori che ci portano sul filo del precipizio. Dobbiamo fare tesoro delle cose che funzionano e anche di quelle che non funzionano. Non si torna indietro perché è cambiata la velocità, il mondo è cambiato attraverso la velocità della comunicazione. È irrealistico pensare di tornare indietro ma possiamo però recuperare il senso, viaggiando alla giusta velocità.

La felicità

La felicità è scandita da incidenti di percorso. Non cè un tempo specifico per la felicità. Da bambini siamo più propensi ad inciampare, a sbucciarsi le ginocchia e quindi ad essere felici. Ma mi piace pensare che ci sia sempre un tempo per l’inciampo.

Lei è felice?

Sono piuttosto felice perché ho sviluppato ormai una buona attitudine alla gratitudine nei confronti delle cose che mi sono intorno.

Cosa rappresenta per lei Firenze?

Firenze per me è la città dell’anima, perchè qui accadevano le cose, è la città dell’arte, qui c’era l’Arte che prendeva la forma delle pietre, delle opere. Per me da bambino era una specie di “straordinario paese dei balocchi”, poi ho studiato in questa città, qui mi sono formato come attore.

Quali sono i suoi maestri del cuore?

Ho avuto alcuni maestri, alcuni lo sono stati in modo del tutto inconsapevole. Credo di riconoscere questo ruolo anche a mia madre che è stata non solo una madre straordinaria ma anche una straordinaria scrittrice. C’era un signore che viveva a Firenze e aveva un’officina in via San Gallo, era un meccanico. Quando avevo 21 anni, lui ne aveva quasi novanta, portavo da lui la mia bicicletta per aggiustarla, e ogni volta mi diceva un canto di Dante a memoria e questo per me è stata una folgorazione.

Gli insegnamenti per la vita

L’importanza del rispetto delle persone, di chiunque, in ogni circostanza. Questo credo sia stato l’insegnamento più importante da parte di mia madre e di mio padre. E poi la bellezza della lettura, la scoperta nella lettura dei mondi, questo è un altro grande insegnamento.

I libri quindi occupano un posto importante nella sua vita. Perché leggere?

Salgari diceva che “leggere è il modo migliore per viaggiare senza muoversi da casa“, e poi è una grande opportunità per ridisegnare continuamente il proprio pensiero, la propria visione del mondo, è un modo per tenere in grande allenamento l’intelligenza e la fantasia, per lasciarsi sorprendere, ed io credo al grande valore dello stupore nell’esistenza quotidiana. Un libro è scoperta, è mistero.

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