Gianvito Martino: come reagisce il nostro cervello allo stress

Intervista al neuroscienziato Gianvito Martino, direttore scientifico dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano

Viaggio nel cervello

Bombardamento massmediatico, iperstimolazione tecnologica, computerizzazione, informatica e un mare magnum di informazione che arriva da tutti i canali e circola sempre più rapidamente. Non sempre si traduce in maggiore conoscenza e comprensione della realtà intorno.

Che succede infatti al cervello quando è sottoposto a un flusso martellante di stimoli informativi e sensoriali? La spiegazione nelle parole di Gianvito Martino, neuroscienziato, direttore scientifico dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.

Che potere esercita lo stress sul nostro cervello?

È ormai chiaro che lo stress modifica non solo il come, il dove e il quando del nostro agire quotidiano, ma anche qualità e quantità delle nostre funzioni cerebrali e come prendiamo decisioni e ci rapportiamo agli altri. Le conoscenze sono ancora frammentarie: pur sapendo che esistono tanti tipi di stress, non riusciamo ancora a riprodurli in laboratorio, né sappiamo come gestirlo in modo che eserciti solo influenze positive sul nostro comportamento.

Oggi sappiamo che il cervello percepisce lo stress nell’area del sistema limbico dove cerca di capire in primis se questo rappresenta un pericolo che mette a rischio i cosiddetti circuiti della sopravvivenza: alimentazione, difesa e riproduzione.

A questa prima fase, automatica e inconsapevole, segue una seconda fase, razionale, in cui il cervello valuta i pro e i contro di una risposta allo stress. Anche le emozioni sono un elemento costitutivo del sistema di gestione dello stress, perché fanno da campanello d’allarme che può proteggerci da un ambiente esterno minaccioso.

Che risposta dà il cervello al ritmo veloce dei nostri tempi?

Le neuroscienze hanno dimostrato che nel prendere decisioni l’uomo può compiere inconsapevolmente gravi errori e utilizzare strategie sbagliate o addirittura controproducenti. Ciò accade quando decidiamo in fretta e in contesti particolarmente rischiosi, quindi stressanti. La velocità, idolo incontrastato dei nostri tempi, non fa altro che favorire decisioni potenzialmente sbagliate.

Sottoposto a forte pressione ambientale, il cervello subisce modifiche? Se sì, quali?

Certamente, più di tipo funzionale che strutturale. Il cervello funziona grazie a circuiti cerebrali composti da milioni di cellule, i neuroni, tra di loro interconnesse. Alla nascita tali circuiti sono intatti e dovendo decidere da subito come educarli all’uso, diventa essenziale l’apprendimento a cui li sottoponiamo.

Questa fase essenziale non può essere lasciata in balia dei social media poiché, per esempio, se ci abituassimo a usare i nostri circuiti sempre velocemente, amplificheremmo il pericolo di prendere decisioni sbagliate. Perciò è fondamentale educare le nuove generazioni alla conoscenza: se conosciamo la tecnologia la dominiamo, altrimenti ne siamo dominati.

Sapere cosa accade nel cervello delle persone durante l’esperienza d’acquisto, apre scenari nuovi per il marketing. Quali le opportunità e i rischi per i consumatori/cittadini?

Decidere cosa comprare è fra le scelte condizionate e, di certo, potenzialmente condizionabili. Anche se non sempre di univoca interpretazione, i dati ci dicono che quando acquistiamo, a comandare è la parte più irrazionale del nostro cervello, quella sostenuta dalle emozioni e influenzata dalla velocità. Di fatto però il neuromarketing e le neuroscienze del consumatore sono scienze emergenti non ancora in grado di darci risposte compiute sui meccanismi cerebrali legati ad acquisto e consumo.

Se in futuro potranno influenzare le scelte degli acquirenti, il rischio per il consumatore dipende da come verranno utilizzate queste conoscenze. Rischi ma anche opportunità: ad esempio, aiutare il consumatore a comprare meno i cosiddetti cibi spazzatura, semplicemente disponendoli diversamente sugli scaffali di un punto vendita, sarebbe assolutamente ragionevole in un paese dove i tassi di obesità aumentano vertiginosamente. Ma questo modus operandi è realmente possibile? A questo quesito le (neuro)scienze da sole non possono rispondere.

Smartphone, internet e social media stanno cambiando anche le nostre relazioni?

Le relazioni con famiglia, amici e cerchia sociale giocano un ruolo vitale per la nostra felicità e il nostro benessere. Secondo la scienza, ad esempio, intessere relazioni strette sul posto di lavoro può ridurre lo stress ed essere d’aiuto per risolvere situazioni complesse. Inoltre, il cervello è evoluto, sia in dimensione che funzionalmente, proprio grazie alla socializzazione, da quando l’uomo primitivo errante è diventato tribale. È difficile, invece, pensare che la socializzazione “in rete” sia altrettanto efficace.

Quanto conosciamo il nostro cervello?

Capire meglio come funziona il cervello umano è l’obiettivo di molti progetti che prevedono investimenti ingenti, proprio per l’importanza che i risultati possono avere sia in campo economico che sociale. A differenza di quanto si crede, oggi riusciamo a studiare in vivo solo piccoli circuiti cerebrali – composti da meno di 10.000 neuroni – come quelli presenti nel cervello di un piccolo verme.

Entro 5 anni dovremmo essere in grado di sviluppare la tecnologia necessaria per monitorare in vivo l’attività di 70.000 neuroni, entro 10 anni di 1.000.000 di neuroni, e in 15 anni di 75.000.000 di neuroni, pari all’intera corteccia cerebrale di un topo.

Quanto ci vorrà per arrivare a capire come interagiscono fra loro i 100 miliardi di neuroni presenti nel cervello umano?

Difficile dirlo. Anche se i tempi possono essere più lunghi di quanto ci immaginiamo, certo è che progetti e investimenti di grande respiro sono essenziali per scoprire i segreti del cervello e del suo funzionamento, e ciò è indispensabile anche per curare meglio quelle malattie neurologiche e psichiatriche tuttora ritenute incurabili.

Inoltre, le applicazioni dei risultati di ricerca costituiranno un ulteriore progresso prima nella biomedicina di alto livello e poi avanzamenti sempre più spendibili nella vita di tutti i pazienti, semplificando costi e accesso alle cure.

Il libro

Gianvito Martino, Marco Pivato
Usare il cervello – Ciò che la scienza può insegnare alla politica
Collana Le Onde, pp. 176, 16 euro
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