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Una scrittura femminile azzurro pallido

Una scrittura femminile azzurro pallido

Autore Franz Werfel

Casa editrice Adelphi 1997

Pagine 136

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura Sezione Soci di Scandicci

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Leonida, un funzionario ministeriale della Vienna degli anni Trenta, ha raggiunto il successo grazie a una serie di fortunati eventi. Tra questi, il matrimonio con la ricca Amelie Paradini e l’eredità di un frac che gli hanno aperto le porte dell’alta società trasformandolo da povero precettore a uomo di potere. Tuttavia, il giorno del suo cinquantesimo compleanno, una lettera sconvolge il suo mondo perfetto. La scrittura azzurro pallido sulla busta è quella di Vera, la sua amante di diciotto anni prima, ebrea e dimenticata, che ora gli chiede un favore: aiutare un giovane diciottenne a entrare in una scuola viennese. Leonida è colto dal terrore che quel giovane sia suo figlio, frutto della relazione clandestina. Diviso tra il desiderio di fare ammenda e il timore di perdere tutto ciò che ha conquistato, Leonida inizia a muovere i primi passi per aiutare il ragazzo. Nel farlo, è tormentato da un monologo interiore in cui si dibatte tra sensi di colpa e meschinità, mentre il suo odio per Vera e la sua razza riaffiora con forza.

La citazione degna di nota

I ministri portati alle stelle dai partiti per poi essere spazzati via dagli stessi. Somigliavano a poveri naufraghi aggrappati disperatamente alle zattere del potere.

Le nostre riflessioni

Il romanzo di Franz Werfel è piaciuto, nel complesso, a tutto il gruppo. La trama scorre fluida nonostante un lessico ricercato che a tratti può risultare pesante. L’intreccio narrativo invoglia continuamente la lettura, alimentando la curiosità di conoscere il destino dei protagonisti, Leonida e Vera, nel momento in cui dovranno incontrarsi di nuovo. La storia si sviluppa in un crescendo di tensione e introspezione, con Leonida che si arrovella tra sensi di colpa e meschinità.

I ragionamenti egoistici di una mente contorta sono il fulcro del romanzo ed offrono il ritratto inquietante della psiche di un uomo che, pur di mantenere le apparenze, è disposto a tutto. Egli si domanda se rivelare o meno alla moglie l’esistenza del giovane che potrebbe essere suo figlio, preoccupandosi solo di se stesso. Un manipolatore, un arrampicatore sociale, il cui unico obiettivo è mantenere il proprio status e i propri privilegi tanto che alla fine si sente persino sollevato e privo di sensi di colpa.

Un epilogo che rafforza ulteriormente l’immagine di una persona egoista, nonostante nella vita professionale e sociale venga considerato un grande uomo; una dualità che mette in luce l’ipocrisia della società dell’epoca, in pieno regime nazista. Vera, dall’altro lato, è un personaggio freddo e scostante nei confronti di Leonida ma la sua presenza è quella di una donna matura, elegante e libera, che ha permesso all’uomo di continuare la propria vita senza interferenze. La forza e la determinazione di Vera brillano, rendendola un contrappunto affascinante al protagonista. Ancora una volta, l’intreccio tra indagine psicologica e sociale dipingono un quadro vivido e disturbante della Vienna degli anni Trenta.

Lo consigliamo a...

A tutti.

Le parole chiave del libro

Nazismo

Vienna

egoismo

ipocrisia

potere