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Tutta la vita che resta

Tutta la vita che resta

Autore Roberta Recchia

Casa editrice Rizzoli, 2024

Pagine 400

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci San Giovanni Valdarno

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Tutta la vita che resta di Roberta Recchia racconta la storia della famiglia Ansaldo, sconvolta dall’uccisione della giovane Betta sul litorale laziale negli anni successivi alla Roma del dopoguerra.

Mentre i genitori, Marisa e Stelvio, cercano di sopravvivere al dolore, la cugina Miriam custodisce un segreto: quella notte era presente ed è stata a sua volta vittima di violenza. Schiacciata dal trauma e dalla vergogna, troverà lentamente una possibilità di rinascita grazie all’incontro con Leo, in un percorso fatto di lutto, amore e ricostruzione.

Le nostre riflessioni

Tutta la vita che resta, esordio di Roberta Recchia, fin dalle prime pagine ci ha colpito per la scrittura, fluida e precisa, capace di accompagnarci dentro una storia intensa senza mai risultare pesante. Si va avanti quasi senza accorgersene, spinti dal bisogno di restare accanto ai personaggi e capire come evolveranno le loro vite.

E proprio la vita, in tutte le sue sfumature, è il centro del romanzo. Non solo quella attraversata dal dolore e dalla violenza, ma anche quella fatta di legami, identità, scelte difficili. Temi sociali come la transessualità e il disagio giovanile si intrecciano con temi come la maternità, l’amore e la ricerca di giustizia, dando forma a un mosaico complesso, ma profondamente umano.

Durante il confronto nel circolo di lettura è emerso quanto il romanzo riesca a toccare corde diverse a seconda della sensibilità di chi legge. Alcuni hanno sottolineato la forza del personaggio di Miriam, capace di reggere l’intera struttura narrativa con autenticità e intensità. Altri, invece, hanno sentito la mancanza di uno spazio più ampio dedicato al dolore dei genitori, percepito come più silenzioso, quasi trattenuto.

Interessante anche la riflessione sul titolo: Tutta la vita che resta non rimanda a ciò che è stato vissuto, ma a ciò che sopravvive dopo la frattura. È un’idea potente, perché sposta lo sguardo dalla perdita alla resistenza.

Ciò che resta, infatti, è una vita che continua, anche quando è ferita, anche quando sembra ridotta all’essenziale. Il romanzo non racconta vite “spezzate”, ma esistenze che si trasformano, che cambiano forma senza interrompersi.

Ed è proprio questa prospettiva ad aver colpito molti di noi: una verità semplice, ma profondamente autentica, che restituisce senso anche dentro il dolore.

Lo consigliamo a...

A chi cerca una lettura introspettiva e delicata, capace di toccare corde profonde senza ricorrere a colpi di scena.