

Trama
L’attore e regista teatrale Paolo Poli si confida con Pino Strabioli in un libro ricco di aneddoti e riflessioni: l’infanzia, gli amori, la guerra, le relazioni, in un flusso di ricordi che attraversa rapidamente la sua lunga vita e straordinaria carriera. Poli offre al lettore il suo rapporto con il teatro, il pubblico e la letteratura: ‘Ho imparato più dalla letteratura che dalla vita’, rivela in un passo del libro. Un’autobiografia lunga, ironica e a tratti malinconica, che permette di conoscere una delle personalità più complesse e importanti nella storia dello spettacolo italiano.


La citazione degna di nota
L’unica salvezza è leggere.
La letteratura ci dà la profondità del vivere.


Le nostre riflessioni
Un’esistenza consacrata a vivere gli opposti, al doppio senso elevato a forma d’arte, non poteva che generare una discussione ricca di pro e contro verso questo libro. Se da una parte infatti ne abbiamo apprezzato lo spirito dissacrante nelle conversazioni intime e genuine che ne celebrano l’arte e la creatività, dall’ altra risulta un testo anonimo, a tratti noioso. All’esordio come scrittore, Pino Strabioli si presenta come il cantore dell’amico, di cui è non solo ammirato ma anche soggiogato, e questo aspetto adorante appesantisce la presentazione del personaggio. Ci ha colpito l’idea dell’intervista a tavola, sempre alle dodici in punto e nello stesso ristorante romano con un invitante elenco del menù e il rumore delle posate in sottofondo.
A tavola, il discorso scorre libero, ma con troppi pettegolezzi, senza riferimento agli spettacoli o alla sua vita da attore. La sua personalità è solo enfatizzata, la satira e la cultura proprie di Poli, vengono rimpiazzate dagli aneddoti sul mondo dello spettacolo, in particolare nell’ambiente gay. D’altronde, è lo stesso Poli a dichiarare che “Mi chiedono spesso i miei lumi sull’omosessualità, sugli anni della guerra, sulla fatica, il coraggio. Non rispondo, ho vissuto e basta”.
Seguendo il suo stile, Poli alterna brillantemente discorsi seri e battute dirompenti che scandalizzano, divertono e irritano allo stesso tempo. Il suo mondo, sia per temi trattati che per gli anni di cui parla, sembra assai distante dalla nostra quotidianità. Ci ha colpito anche la sua anaffettività, la sua capacità di distaccarsi emotivamente da ogni situazione, riducendo tutto all’aspetto sessuale, privo di qualsiasi sentimento o coinvolgimento emotivo.
Anche il tema dell’omosessualità ha suscitato discussioni: abbiamo apprezzato le battute e la voglia di raccontare e raccontarsi senza veli, ma questa forma di esibizionismo è apparsa a tratti troppo colorita e forzata. In particolare, è risultato faticoso il suo coniugare tutto e tutti al femminile, in un passaggio di genere che non permette di riconoscere chiaramente i soggetti coinvolti e seguire la narrazione.
Il mondo di Poli è ormai quasi scomparso e, parlando del libro, ci siamo chiesti quanto possa essere ancora interessante per le orecchie moderne e quanto le sue battute siano ancora godibili. Probabilmente rappresenta un tipo di teatro che oggi non esiste più, ma che offre sicuramente uno spaccato significativo della cultura e del teatro italiano del Novecento.


Lo consigliamo a...
Chi piace Paolo Poli.
Chi piacciono le interviste biografiche.


Le parole chiave del libro
Libertà
cibo
trattoria
creatività
memorie sparse
sesso