Trama
Attraverso la voce di Giovanna, il libro si apre come un diario intimo che esplora il legame profondo e complesso con la sorella minore, Pulce. Al centro del racconto non c’è solo l’autismo, ma l’onda d’urto che questa condizione genera tra le mura di casa, ridefinendo ruoli, silenzi e affetti in una famiglia che cerca faticosamente un proprio equilibrio.
La citazione degna di nota
«Cioè, se uno è normale può diventare matto, ma se uno è autistico è come se fosse nato in un altro pianeta, e le leggi della fisica sono diverse».
Le nostre riflessioni
In Pulce non c’è, Gaia Rayneri scrive per liberarsi dal peso di un’esperienza ingombrante, sollevando il complesso problema delle famiglie che convivono con l’autismo. La narrazione procede con un ritmo ripetitivo, quasi a rispecchiare la patologia stessa, utilizzando un flusso di coscienza di matrice joyceana però costantemente interrotto. L’espediente della voce narrante infantile alleggerisce troppo le pesanti tematiche trattate, rendendo il racconto ironico e a tratti “annacquato”. Il senso profondo del libro rimane però sigillato nel titolo e nella foto di copertina: Pulce non c’è perché è altrove, chiusa nel suo mondo inaccessibile.
Le parole chiave del libro
Amore
denuncia
Resistenza
resa
