Trama
Nella casa della famiglia O’Sullivan, alla periferia di Birmingham, le uniche cose che non mancano mai sono la droga e l’alcol; scarseggiano invece il cibo, la pulizia, l’igiene quotidiana e qualsiasi forma di cura genitoriale. In questo contesto di profondo degrado, Katriona e i suoi fratelli sono costretti a diventare adulti prima del tempo, invertendo i ruoli per riuscire a sopravvivere alla fame, all’abbandono e agli abusi.
L’unico rifugio per Katriona diventa la scuola ma il destino sembra avere un piano già scritto: a soli quindici anni Katriona rimane incinta, è costretta ad abbandonare gli studi e si ritrova sola, povera e con un neonato da accudire, sull’orlo dello stesso baratro in cui sono caduti i suoi genitori.
La citazione degna di nota
“Essere poveri influenza tutto ciò che fai e tutto ciò che sei. Povertà significa anche mancanza di soldi e di possedimenti materiali. Ma “povera”, per me, significava anche che non avevo valore. Essere poveri determina il modo in cui ti vedi, il modo in cui ti fidi o meno delle persone e quello in cui parli, come guardi il mondo e come sogni.”
Le nostre riflessioni
Esistono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma squarciano il velo di ipocrisia con cui guardiamo il disagio sociale.
Poor, l’autobiografia di Katriona O’Sullivan, è uno di questi. Si tratta di un’opera molto coraggiosa, a tratti brutale, che smantella la narrazione edulcorata del “riscatto a tutti i costi” e dell’eroe “resiliente” per offrire un’analisi spietata su cosa significhi realmente crescere nell’abisso della povertà estrema.
Con questa testimonianza spietata ma ricca di determinazione, pone infatti l’accento sulla differenza enorme che un sistema assistenziale attento, un accesso gratuito all’istruzione, un insegnante gentile o un assistente sociale competente possono fare.
La maggior parte delle persone immerse in una povertà non solo economica, ma anche relazionale, non ha possibilità di scelta né vie di scampo: è bloccata in un destino immutabile. Una società civile ha il dovere di fornire quella rete che sostituisca la mancanza di mezzi e di supporto familiare; deve fare da ponte, accogliendo e permettendo agli individui indigenti di occupare spazi prima preclusi. Non si tratta di fare favori o volontariato, ma di compiere atti di giustizia sociale per rimuovere pregiudizi e disuguaglianze.
In definitiva, Poor ci lancia un messaggio potente e attualissimo: nessuno si salva da solo.
Le parole chiave del libro
Famiglia
infanzia
povertà
dipendenza
biografie
emozioni
disuguaglianze
pregiudizi
giustizia sociale
