Trama
Nel cuore nero del cosmo, sei astronauti (Pietro, Anton, Roman, Chie, Shaun e Nell) viaggiano in orbita attorno alla Terra, a bordo di una stazione spaziale. Vengono dall’America, dalla Russia, dall’Italia, dalla Gran Bretagna e dal Giappone, e sono partiti per studiare il silenzioso pianeta blu, su cui scorre intensa la vita da cui sono esclusi. Li vediamo nei brevi momenti di intimità in cui preparano pasti disidratati, fanno ginnastica per non perdere massa, dormono a mezz’aria in assenza di gravità, stringono legami tra loro per sottrarsi alla solitudine. Ognuno è preso dai propri pensieri e dal proprio passato terrestre, ma più scorre il tempo più cominciano a sentirsi parti di un unico corpo.
La citazione degna di nota
Perché cercare di vivere dove non si può prosperare, perché cercare di andare dove l’universo non ti vuole, quando invece c’è un’ottima Terra pronta ad accoglierti? Non sa mai se questa sete di spazio degli umani sia curiosità o ingratitudine. Se questo strano desiderio lo renda un eroe o un idiota. Senza dubbio qualcosa di molto vicino a entrambi.
Le nostre riflessioni
“Orbital” di Samantha Harvey è un interessante romanzo che sfugge alle classiche categorizzazioni e la cui lettura offre molte riflessioni universali. I protagonisti sono sei astronauti di nazionalità diversa attualmente su una stazione spaziale internazionale, ognuno con una missione scientifica da compiere. Attraverso il ritmo di un tempo dissolto, scandito non più da ore, minuti e secondi, ma da sedici orbite, i loro punti di vista ci mostrano uno straordinario e originale sguardo sulla terra. Le notti e i giorni si susseguono con così tanta rapidità da renderli quasi estranei a loro stessi, al loro stesso pianeta. Ma è in questa dimensione sospesa che affiorano molte domande esistenziali. Gli astronauti non compiono quindi soltanto un viaggio al limite dell’umana sopportazione, ma anche un importante viaggio interiore.
È una terra senza confini, quella che si vede dal loro punto di osservazione privilegiato, senza divisioni, un unico globo perfetto, unitario. Non ci sono motivi di scontro, di prevaricazione, c’è solo la bellezza del creato che unisce tutti gli esseri, senza distinzione. Purtroppo, invece, i paesi dai quali provengono vorrebbero riproporre confini e divisioni anche all’interno della navicella (un bagno per russi e bagno per americani, ad esempio). Il loro trovarsi oltre i confini umani, oltre il tempo, completamente immersi nello spazio, li rende però tutti uguali. Ognuno di loro si confronta con le stesse problematiche, ognuno deve bere i propri scarti per sopravvivere. Non percepiscono alcuna differenza gli uni con gli altri, ma se le portano comunque appresso.
Il soggiorno a bordo della stazione diventa quindi un momento di riflessione sulla vita sulla terra e sulla loro missione come astronauti ed esseri umani. Con la dissoluzione del tempo, orbita dopo orbita, ciascuno di loro arriva a comprendere ciò che dovrebbe essere così ovvio: il pianeta terra, la nostra unica casa, è immerso fino al collo in tanti problemi, avrebbe bisogno di unità eppure ancora dominano avidità e prevaricazione. Invece di occuparsi di problemi globali gli stati continuano a perseguire solo e soltanto i propri interessi. Gli astronauti, da lassù, si chiedono: noi chi siamo, dunque? Siamo soltanto pedine che dovranno trovare nuovi confini di cui appropriarsi?L’esplorazione spaziale non è più mera ricerca scientifica, bensì conquista di territorio.
All’inizio la lettura destabilizza, il lettore ha la percezione di leggere un romanzo di fantascienza, invece qui la fantascienza c’entra ben poco. È tutto molto reale. Questi sei personaggi guardano il cielo e vedono la bellezza della terra, dell’adorabile sfera, ed è un grande messaggio. Al di là dei confini e dei muri che vengono eretti in ogni dove siamo chiamati a riscoprire l’unità, il senso di appartenere tutti alla stessa razza umana, allo stesso pianeta che ci ospita.
L’autrice usa un linguaggio che unisce insieme stili molto diversi (poesia, narrativa, termini scientifici). Le linee temporali seguono il flusso delle sedici orbite e di fatto trascinano letteralmente il lettore nello spazio. È un libro in movimento, in effetti, in cui prima o poi si finisce risucchiati. Una storia con un ritmo particolarissimo, la cui frammentazione delle vicende dei sei protagonisti è in realtà più che mai unità, tutti e sei fusi in un unico corpo che rappresenta l’intera umanità. Si capisce, dunque, che “Orbital” è prima di tutto un inno alla terra in tutta la sua bellezza. Prendere le distanze dal nostro pianeta offre l’occasione per capire dov’è effettivamente il paradiso: sotto ai nostri piedi!
Samatha Harvey ha scritto un libro di speranza: nonostante la catastrofe ecologica l’essere umano ha tra le mani la possibilità di salvare la terra. “Orbital” è anche l’occasione per riflettere sulla reale condizione degli astronauti. Viene messo bene in evidenza l’enorme stress fisico e psicologico a cui questi professionisti sono sottoposti. Le loro sono vite sospese nel tempo, non solo nello spazio. Anche la condivisione degli spazi è una scelta individuale degli astronauti: i loro paesi spesso (come in questo caso) danno ben altre disposizioni
Lo consigliamo a...
… chiunque ami la terra e ogni forma di vita.
Le parole chiave del libro
Stazione spaziale internazionale
Orbite
spazio
ecologia
