Trama
Adelaida Falcón ha appena dato l’ultimo saluto alla madre quando viene travolta dalla rivoluzione caotica e insensata che sconvolge Caracas. Disordine, rumore, violenza e sospetto sono tutto ciò che resta di un Paese un tempo prospero e vitale, ricco di cultura, ora ridotto in macerie e in balìa di gruppi brutali, dove la legge coincide con la sopraffazione.
Strappata alla folla in tumulto da un conoscente – il fratello della sua migliore amica – che le salva la vita, Adelaida precipita in un incubo. I racconti di torture e di esecuzioni sommarie, compiute senza processo e senza motivo, diventano la molla che la spinge a fuggire. Ma lasciare un Paese dominato dalla Rivoluzione, dal sospetto e dalla violenza non è semplice: per salvarsi occorre rinunciare ai propri principi. E anche Adelaida finisce per farlo.
La morte della vicina, Aurora Peralta, le offre un’occasione estrema: appropriarsi della sua identità. Così, da redattrice colta e raffinata, si ritrova a vestire i panni di una donna semplice, una cuoca, diversa da lei in tutto. Ruba i suoi documenti, le sue cose, la sua vita. La fuga è drammatica: la polizia la sospetta, il pericolo è costante. Eppure Adelaida/Aurora riesce a salire su quell’aereo. Di ciò che accadrà dopo non sappiamo nulla.
La citazione degna di nota
“La morte passa in fretta quando il mondo è impegnato a girare”
Le nostre riflessioni
Il romanzo colpisce per il linguaggio diretto, le immagini crude, la rappresentazione senza filtri della brutalità. La lotta per la sopravvivenza annulla le differenze sociali: ignoranza e ferocia sembrano impadronirsi delle persone in una realtà assurda e inconcepibile. All’inizio si può avvertire nel racconto della protagonista – intellettuale e figlia di una storia migratoria che ha lasciato molte donne sole con i propri figli – una sfumatura di distacco, forse persino di pregiudizio. Ma anche ogni residuo di superiorità svanisce quando si tratta di sopravvivere: non restano scrupoli né orgoglio quando bisogna occultare un cadavere, rubarne gli averi e infine l’identità per fuggire.
In questo scenario cupo, l’autrice inserisce brevi momenti di respiro nei ricordi di Adelaida e della madre: frammenti di dolcezza, immagini di un tempo precedente alla follia collettiva.
È un libro duro, scelto anche alla luce dei drammi contemporanei, per comprendere e approfondire. Dal confronto tra i lettori emerge il desiderio di conoscere meglio la storia di un Paese ricchissimo di risorse naturali, un tempo terra di immigrazione dall’Europa e dal Sud America, poi segnato da dittature e crisi profonde.
Nel romanzo convivono una dimensione pubblica – il contesto storico preciso, ricostruito anche attraverso significativi flashback – e una dimensione privata: da una vita dignitosa, fatta di cultura e quotidianità serena, si è costretti a fuggire annullando se stessi. Ma cosa ne sarà di Adelaida nei panni di Aurora? Come si può vivere assumendo l’identità di un’altra persona, cancellando la propria?
La lettura è risultata scioccante. Si è discusso anche dello stile, a partire dall’incipit: durante la sepoltura della madre, il passaggio dal singolare al plurale suggerisce che madre e figlia fossero un’unica famiglia, e che ora Adelaida sia rimasta irrimediabilmente sola. È stato richiamato il parallelo con Lo straniero di Albert Camus.
Molti i passaggi sottolineati: dall’inizio potente alle scene drammatiche in cui la protagonista si libera del corpo della vicina, fino al finale sospeso, che lascia un senso di incompiutezza. Forse Adelaida, che non ha avuto figli, rinasce altrove, in un altro Paese e sotto altre spoglie. Ma quale sarà il suo destino? E quale quello del Venezuela? È una domanda che resta aperta.
Il romanzo offre numerosi spunti di riflessione storica e lascia una forte sensazione di sospensione: a Caracas la notte è calata improvvisa, rapida e tragica; in Spagna, dove approda la protagonista, sono le 10.30 del mattino. Un contrasto simbolico tra luce e buio che amplifica il senso di frattura e di incertezza.
