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Malbianco

Malbianco

Autore Mario Desiati

Casa editrice Einaudi, 2025

Pagine 400

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Pistoia

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Come il malbianco infesta il tronco degli alberi, segreti e silenzi avvolgono i protagonisti di questa storia Tra i Petrovici, infatti, ci sono da sempre più fili nascosti che verità condivise. Ma le domande del figlio che si è smarrito e che si volta a guardare le proprie orme, diradano via via le nebbie di una memoria famigliare lacunosa e riluttante. Se «di certi fantasmi ci si libera soltanto raccontandoli», prima di tutto bisogna conoscere il passato da cui proveniamo.

La citazione degna di nota

“Nelle grandi migrazioni alcune rondini smarriscono la rotta dello stormo.”

Le nostre riflessioni

“Malbianco” è un libro complesso dove si intersecano la storia personale dell’autore e la grande Storia. In queste pagine dense Mario Desiati si conferma scrittore molto bravo e colto.

Il protagonista, Marco, è pugliese e conosce bene le realtà che racconta; le descrizioni favolose delle terre vicino Taranto, del bosco e della natura attorno alla città, non possono che essere autentiche, oltre che molto notevoli. Cruciale è il motivo personale dell’espatrio del protagonista: Marco lascia la terra natia per Berlino (esattamente come Mario), una cesoia lo separa dalla sua vecchia casa, dai genitori, per i quali prova un affetto da riscoprire.

Dopo essersi costruito la propria vita in un altrove distante, Marco è costretto a tornare a seguito di una spiazzante malattia: improvvisi svenimenti e attacchi di panico dei quali non si conosce il motivo. Rientra in Italia per comprendere l’origine di un malessere che gli sfugge, tornando a vivere in casa con i genitori anziani che cominciano ad avere bisogno di aiuto. Aldilà dello spaesamento del ritorno e della malattia, Marco ha la necessità di indagare le proprie radici e di portare alla luce il passato per digerirlo e integrarlo nel presente. A cominciare dalle origini “sconosciute” del cognome desueto che porta: Petrovici.

Scopre così che in famiglia ci sono effettivamente dei segreti attorno agli antenati, che il padre non vuole rivelare e la madre lo asseconda. Non comprendendo il perché, Marco si mette a studiare e ricercare. Trova cose interessanti, a cominciare dalla bisnonna Addolorata, una trovatella che riesce

a rendersi autonoma con il mestiere di asinara, che fa tre figli con tre uomini diversi dei quali si sono perse le tracce. Eppure sulle origini del cognome non riesce ad afferrare il bandolo della matassa: forse ci sono origini ebraiche? Alla fine l’ipotesi più accreditata è che sia di origine yiddish, grazie alla ninnananna tradizionale che veniva cantata in famiglia.

Desiati ha confermato che tutto ciò che ha scritto in questo libro è frutto di studi approfonditi. Si è documentato moltissimo su ogni aspetto del romanzo, come si vede dalla notevole ultima parte, La libreria di Malbianco, un richiamo a tantissimi riferimenti letterari notevolissimi, una bibliografica che vale la pena leggere e approfondire.

Il tema fondamentale della storia è il malessere che colpisce chi non ha chiaro quali siano le proprie origini, un bisogno viscerale che, se ignorato, fa ammalare – il malbianco appunto. Così come le foglie del castagno si ricoprono di macchie bianche, anche lui si ammala simbolicamente. L’origine del suo problema fisico è, quindi, psicosomatico.

Ci sono molti parallelismi con la natura, che Marco conosce grazie alla zia Ada, alla quale spesso i genitori lo affidavano quando era piccolo. Ada è, infatti, un personaggio molto interessante che gli fa conoscere il mondo partendo dal bosco accanto a casa. Il suo stesso nome, Marco, deriva dal marito della zia, morto l’anno prima della sua nascita.

Malbianco è un libro che offre molti punti di riflessioni, nonostante la grande complessità. La lettura a tratti risulta un po’ appesantita tra storie vere, storia locale e vissuto personale. Non è certo un libro che si legge in pochi giorni, ci vuole tempo per digerire la tessitura della trama. Tuttavia fra i finalisti del Premio La città dei lettori è quello che ha una spanna e una sostanza maggiori.

Lo consigliamo a...

chiunque cerchi una lettura densa e complessa, nient’affatto banale.

Le parole chiave del libro

Storia del Novecento

espatri

radici

famiglia