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Le Case del Malcontento

Le Case del Malcontento

Autore Sacha Naspini

Casa editrice E/O, 2019

Pagine 464

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

Circolo di lettura sezione soci Coop Firenze Sud-Ovest

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop Firenze Sud-Ovest

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Il romanzo si snoda attraverso le vite degli abitanti di un villaggio, Le Case, nell’entroterra maremmano. In questo paese immaginario di una Toscana concreta, seguiamo i protagonisti di storie di quotidianità, di miseria, di dolore, di rapporti umani giusti o sbagliati e di desideri spesso solo espressi, e poi inevitabilmente delusi.

Un romanzo in cui l’odore della morte trasuda da ogni angolo fin dall’inizio, ma in cui la vita, come sempre, si fa spazio con prepotenza e l’amore talvolta trova la sua strada.

I personaggi

Il fulcro del romanzo sembra essere il personaggio di Samuele Radi vittima di un incidente con la giovane fidanzata. Da qui si snoda l’intreccio di desolazione e di morte che prende il volto degli altri personaggi: da Giovanna Ginanneschi, zitella bulimica, a Adele Centini, ripudiata dal marito ricco e molto più anziano, e poi caduta in miseria; e ancora, le vicende della nana Piera del Casino e di Renato Staccioli, il tabaccaio, del barista Tonino Manenti, e di Alvise, operaio, e di Iolanda sua moglie, l’uno quasi campione di scacchi a cui hanno rubato il trofeo perché ha avuto la debolezza di innamorarsi della Iolanda, l’altra che invecchia nella convinzione di “aver potuto trovar di meglio”, ma è lì accanto al marito che se lei non ci fosse più, “non saprebbe nemmeno scongelare un pacco di spinaci“.

Il finale misterioso ci proietta in un terremoto, o valanga, che trascina con sé le case, impossibile capire se in un tentativo di catarsi o di distruzione totale senza nessuna speranza. Un finale apocalittico, in linea con la disperazione delle storie e dei personaggi.

Il lettore è trascinato in una e più storie che possono essere reali ma anche sognate, e il punto del romanzo è anche in questo dilemma: cosa è vero e cosa è immaginario in tutta questa desolazione grottesca e dolorosa? Chi dei personaggi è in carne ed ossa, e chi è sfigurato dalle idee che gli altri si fanno in seguito ai pregiudizi?

La citazione degna di nota

L’eco del rintocco svanisce a poco a poco. Poi torna il silenzio e come al solito rimango orfano in questo niente di suoni. Allora mi decido:apro gli occhi. E da questa finestra in Via dell’Incrociata vedo tutta la verità. È un punto di vista cattivo ma che in fondo dà sollievo. Nelle orecchie odo un fragore lontano nonostante la valle di Maremma resti, come in attesa: il vetro del sesto piano. Il volo. Per atterrare di nuovo qui, in questa zona di mezzo, nel frammento fra la vita e la morte. Dove almeno ho incontrato un amore.

Le nostre riflessioni

La struttura del romanzo è in linea con la narrazione contemporanea, dove il filo logico consequenziale, caratterizzato da un inizio e una fine, salta per lasciare spazio ai flash back e alle vite che si intrecciano le une con le altre, tenendo il lettore sempre in uno stato di allerta nel tentativo di capire le relazioni fra i personaggi e le loro vite.

Un libro certo non convenzionale, in cui l’umanità che lo abita e lo rende vivo è un’umanità disperata, spesso cattiva, che vive e trae motivazione alla vita nel ritmo della giornata scandita dai pasti, dai gesti quotidiani, senza ideali o progetti, ma piuttosto crogiolandosi nelle proprie manie e ossessioni.

Un libro che mescola molti generi e che fa del linguaggio uno dei suoi punti di forza. Un linguaggio non semplice, nutrito di espressioni gergali, talvolta molto ricercate, che contribuisce in modo decisivo alla costruzione dei personaggi e dell’ambiente.

L’autore ha fatto un pastiche dei generi letterari più disparati, dal noir al thriller, al romanzo d’amore al giallo al feuilleton, e che ha già ispirato gli sceneggiatori televisivi: dal libro verrà presto tratto un film.

Il libro è piaciuto, anche se il gruppo ha espresso alcune perplessità legate al fatto che l’autore ha voluto mettere di tutto nel suo romanzo, esagerando nella mescolanza di generi, confondendo il lettore, lasciandolo nel dubbio sulla realtà e la finzione dei fatti. Talvolta si ha l’impressione che sia tutto un sogno.

Il libro ha suscitato interesse per la struttura, per la lingua, per l’originalità, e non ha lasciato indifferenti per la crudeltà dei personaggi e per la desolazione delle loro vite.

La lunghezza della trama e l’eccessiva ricchezza di ogni aspetto trattato, dai pastiche linguistici ai generi letterari, rendono un po’ faticosa la lettura.

Le parole chiave del libro

Morte

distruzione

disperazione

realtà e finzione

linguaggio