Trama
Yeong-Hye appare agli occhi del proprio marito come una donna ordinaria, semplice e prevedibile fino a che non decide, all’improvviso, di smettere di mangiare carne. A questo punto potremmo pensare che si tratti di una persona che abbia semplicemente deciso di diventare vegetariana, ma non è affatto così. Questa scelta scatenerà grandi tumulti, sia dentro di lei che intorno a lei, dando vita ad una storia divisa in tre appassionanti parti e guardata da diversi punti di vista.
Le nostre riflessioni
La lettura di questo mese ci ha portate in Corea del Sud con un libro che, fin dalle prime battute, ha diviso il nostro circolo: “La vegetariana” è un’opera che, per sua natura, o si ama o si odia. Nonostante l’indubbia curiosità che ha suscitato in tutte noi, dobbiamo ammettere che per alcune non ha dato i frutti sperati, lasciandoci con sensazioni contrastanti.
L’impatto iniziale è stato caratterizzato da una certa perplessità. La narrazione passa da un argomento all’altro con un ritmo che a tratti ci ha fatte “sfasare”, ma superato lo scoglio iniziale il racconto ha saputo ingranare, portandoci a finire il libro quasi d’un fiato.
Abbiamo apprezzato molto la scelta strutturale dell’autrice: la protagonista, Yeong-hye, non parla mai direttamente, ma viene raccontata da tre punti di vista differenti. Questo espediente non solo ci ha permesso di comporre il puzzle della sua vita, ma ha fatto emergere con forza anche l’”io” e la personalità di chi, di volta in volta, stava narrando, rivelando spesso meschinità e debolezze.
Il cuore della nostra discussione si è concentrato sul significato del diventare vegetariana. Abbiamo interpretato questa scelta come un drastico “no” al patriarcato. Il rifiuto della carne diventa, nella mente della protagonista, un rifiuto totale verso l’uomo e verso tutto ciò che lei associa alla violenza del maschile.
È emersa una forte critica verso le figure maschili del libro: abbiamo riflettuto con amarezza sulla figura del cognato, che si è approfittato del disagio mentale di Yeong-hye per i propri scopi artistici e personali, e ci siamo interrogate profondamente sul tema della salute mentale e su quanto sia eticamente corretto o “giusto” imporre le cure a chi ha deciso di distaccarsi radicalmente dalla realtà.
Infine, il libro ci ha offerto uno spaccato di una società coreana molto diversa dalla nostra. È un mondo che a tratti ci ha affascinate, ma che spesso ci ha mostrato principi e dinamiche sociali distanti dal nostro sentire, rendendo la lettura un’esperienza di scoperta culturale cruda e intensa.
In conclusione, pur nella sua durezza, La vegetariana ci ha regalato uno dei dibattiti più accesi e interessanti degli ultimi mesi.
Le parole chiave del libro
Rifiuto
patriarcato
corpo
metamorfosi
carne
disagio
silenzio
ossessione
violenza
alberi
sogno
vergogna
identità
ribellione
fragilità
punti di vista
natura
incomprensione
