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La staffetta senza nome

La staffetta senza nome. Autobiografia di una partigiana

Autore Sandra Gilardelli con Jessica Chia

Casa editrice Solferino, 2025

Pagine 174

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo lettura sezione soci Campi Bisenzio

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Sandra Gilardelli, un’anziana donna, racconta con l’ausilio di un’attenta giornalista, Jessica Chia, la sua esperienza di giovanissima partigiana della Brigata “Cesare Battisti” nei territori del Verbano, attraverso ricordi vivi delle persone che ha incontrato in quei tragici anni (dal 1943 fino alla liberazione del 1945) e che hanno militato con lei, ci porta a conoscere anche la sua famiglia e la passione per la testimonianza che l’ha guidata per tutta la vita.

La citazione degna di nota

Io non ho scelto, per me è stata una cosa del tutto normale. In quanto figlia di un antifascista, per me è stato naturale unirmi ai primi gruppi di partigiani quando hanno iniziato a formarsi su in montagna. Fin da bambina mio padre mi ha sempre spiegato i motivi del suo antifascismo, e mi diceva: « Il fascismo, come tutte le dittature, ha tolto la libertà, che è il bene più grande dell’uomo. (pag. 23)

Subito dopo l’8 settembre abbiamo iniziato a vedere fiumi di ragazzi salire sopra Pian Nava. Erano quasi tutti militari sbandati, ma c’erano anche prigionieri fuggiti dai campi di concentramento italiani, antifascisti ed ebrei. Tra i soldati scampati alla cattura, alcuni tentavano di tornare a casa, altri hanno trovato rifugio in Svizzera, altri ancora hanno deciso di restare a combattere e sono saliti su per la strada del paese per raggiungere le montagne e costruire i primi gruppi partigiani… (pag.47)

Non mi sono mai sentita coraggiosa; ho sempre detto che a dicciotto anni quello che ti muove non è coraggio ma incoscienza. E poi in quei momenti là tutto per noi era legato a un ideale, aveva un fine. Io ancora oggi quando parlo coi ragazzi nelle scuole – e io amo molto i giovani –, provo un po’ un sentimento di pena, anche se so che i tempi sono cambiati, perchè penso a com’eravamo diversi noi alla loro età. Penso a quell’ideale che dovevamo raggiungere in qualsiasi modo, cioè cacciare via i tedeschi, cacciare via i fascisti e riprenderci la libertà, e quella cosa lì ti spingeva verso qualsiasi azione, anche la più pericolosa, senza pensarci troppo. (pag. 60)

Le nostre riflessioni

La lettura di questo testo ci ha proposto in modo avvincente e rigoroso due elementi narrativi che si fondono insieme: l’autobiografia di una donna del secolo scorso, tenace e coraggiosa, e un racconto dettagliato ed emozionante dei momenti più drammatici ed eroici che costituiscono la nostra storia: la lotta partigiana.

Questo ha contribuito a farci riflettere ancora una volta sulla tragedia della seconda guerra mondiale e l’oppressione nazifascista nel nostro Paese. Ciò, però, che ci ha particolarmente colpito è stata la figura di Sandra Gilardelli per le imprese che ha compiuto senza mai tirarsi indietro, con presenza di spirito e con un coraggio che non ci aspeteremmo in una ragazza giovanissima come era lei, per la sua convizione politica decisamente democratica ed antifascista e per il suo ideale di libertà al quale è rimasta fedele per tutta la vita. Ci è piaciuto anche il modo in cui ha raccontato la sua vita da partigiana con i suoi rischi e pericoli che ha dovuto affrontare, infatti lei ne parla con molta semplicità, modestia e umanità, affermando che aderire alla resistenza era stata per lei l’unica naturale scelta possibile.

Nel racconto sono presenti molti personaggi che hanno collaborato alla lotta partigiana con un contributo prezioso, a volte anche minimo, ma che è servito a sostenere l’organizzazione della resistenza armata: Maria Peron l’infermiera che ha salvato la vita a molti combattenti partigiani, le donne che fabbricavano le calze per gli uomini che stavano in montagna utilizzando anche la lana dei materassi e disfacendo maglie e golf, Don Aurelio il prete partigiano che ha nascosto molti compagni, il medico Paolo, il farmacista, i macchinisti del trenino che per aiutare i giovani della resistenza che si spostavano col treno se c’era qualche sospetto rallentavano e fischiavano tre o quattro volte. Una parte importante del suo racconto, inoltre, Sandra la dedica al tenente “Mosca”, combattente per la libertà, figura importante della Resistenza in Valdossola e Piemonte del nord che poi diventerà suo marito.

Il libro ci è piaciuto molto e ci ha emozionate perchè tratta di vita vera, della Resistenza delle donne troppo spesso taciuta e ha riportato inoltre alla nostra memoria i racconti, profondamente toccanti, delle esperienze vissute dai nostri genitori durante quel periodo.

Lo consigliamo a...

A tutti/e perchè parla di valori universali.

Le parole chiave del libro

Ideale

libertà

coraggio

fortuna

speranza