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La casa della moschea

La casa della moschea

Autore Kader Abdolah

Casa editrice Iperborea, 2025

Pagine 512

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop Firenze Sud-Ovest

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

La casa della moschea è il racconto di un Paese e di un’epoca in cui si pongono le basi della storia futura dell’Iran. Al centro della narrazione vi è la casa della moschea: una dimora enorme, ricca e composita, abitata per secoli dalle famiglie dell’Imam.

Ogni stanza della casa possiede un nome e una funzione: la stanza della cupola, quella dell’oppio, dei racconti, dei tappeti, dei malati, delle nonne, la biblioteca e la stanza del corvo. La dimora sorge dietro la moschea, quasi a esserne un naturale prolungamento, e l’autore offre al lettore l’occasione di entrarvi, osservando da vicino la vita quotidiana dell’Imam e dei suoi familiari.

Figura centrale del romanzo è Aga Jan, ricco mercante e capo del bazar di Senjan, nel cuore della Persia, nonché patriarca della casa della moschea. Attorno a lui si intrecciano storie d’amore, tradimenti, passioni e frammenti di vita quotidiana, fino a quando la Rivoluzione del 1979 irrompe con tutta la sua violenza, sconvolgendo profondamente le esistenze dei protagonisti. Alcuni prendono le distanze dal nuovo corso politico, altri diventano ferventi seguaci di Khomeini, come il nipote di Aga Jan, Ghalgal. Ognuno sarà chiamato, volontariamente o meno, a prendere posizione e ad assumersi il peso di quel momento storico.

A vegliare su tutti sembra però esserci sempre Aga Jan: testimone del presente e custode del passato, uomo profondamente legato alle proprie radici e a una religiosità autentica e sincera.

Le nostre riflessioni

Potente e splendidamente scritto, La casa della moschea intreccia la Storia con le storie individuali. La capacità dell’autore di costruire e intrecciare le vicende è stata paragonata da alcuni lettori all’arte della tessitura dei tappeti persiani. Il romanzo ha riscosso un consenso unanime tra i partecipanti al circolo, conquistando lettrici e lettori per la qualità della scrittura, la profondità dei temi, le atmosfere evocative e gli spunti di riflessione.

La discussione si è ulteriormente arricchita grazie all’esperienza di alcuni partecipanti che conoscono bene l’Iran e che hanno contribuito a collocare il racconto in una più ampia prospettiva storica. Le vicende narrate si svolgono circa cinquant’anni fa e, da allora, molte cose sono cambiate, soprattutto sul piano sociale e dello stile di vita. Oggi l’Iran è una società evoluta anche dal punto di vista tecnologico, ma continua a soffrire, sul piano politico, per la mancanza di democrazia.

Il romanzo appare quasi diviso in due parti. La prima racconta una quotidianità fatta di famiglia, riti, tradizioni e atmosfere soffuse, quasi da Mille e una notte, pur mantenendo sempre un forte impianto realistico. Con l’irrompere della Storia e della violenza rivoluzionaria del 1979, si produce invece una netta cesura: le vite dei personaggi e gli stessi rapporti familiari vengono radicalmente trasformati.

Il finale è stato considerato una delle parti più intense e riuscite del libro: la quiete sembra tornare, ma nulla è più come prima. Aga Jan rimane una figura di straordinario spessore umano, capace di trasformare il dolore in insegnamento e di mantenere nella fede il proprio punto di riferimento. Tra le scene più memorabili spiccano la sepoltura del figlio di Aga Jan — con il suo doloroso pellegrinaggio alla ricerca di un luogo dove poterlo seppellire dignitosamente — e quella del muezzin cieco che ascolta gli uccelli.

Gli aspetti religiosi sono certamente presenti, ma il sottofondo del romanzo è fortemente politico: dai gruppi di mercanti che governano l’economia alla polizia morale capace di fare proseliti persino all’interno della famiglia del protagonista; dalla sistematica distruzione dell’eredità culturale che la Rivoluzione vuole cancellare, fino al contrasto tra città e campagna. Al centro vi sono anche la violenza e la morte di tanti giovani che, ancora oggi, cercano di ribellarsi e di costruire una realtà più democratica per un Paese dalle enormi potenzialità.

L’entusiasmo per questa lettura è stato unanime: soprattutto nella prima parte e nel finale, lasciarsi trasportare dalla poesia del racconto ha rappresentato per tutti un’esperienza emotivamente molto intensa.