Trama
A fine ‘700, opo un terribile terremoto, Paolo e Ignazio Florio partono da Bagnara Calabra alla volta di Palermo per cercare fortuna, decisi a farsi strada in una città che li schifa perché “puzzano di sudore”. La bottega di spezie li porta in alto ma il successo vero esplode però con Vincenzo, il figlio di Paolo: grandissimo imprenditore spietato che trasforma il tonno, il vino e lo zolfo in un impero mondiale. I Florio diventano più potenti dei nobili, ma restano vittime del proprio bisogno di riscatto sociale e di sentimenti taciuti che li rendono costantemente insoddisfatti.
La citazione degna di nota
«Per ora Palermo è come ubriaca, ferma sulla soglia di un futuro denso di incognite, in attesa di sapere cosa vogliano da lei i nuovi sovrani, arrivati come liberatori. Ma la città non si fida: troppe sono le dominazioni che ha visto».
Le nostre riflessioni
Il romanzo si fa leggere: la scrittura è scorrevole e la storia è contestualizzata bene. Quello che emerge è soprattutto l’anelito della famiglia Florio al riscatto sociale: secondo i lettori è questo ad appesantire la storia, poiché non permette ai personaggi di migliorare la loro cultura, di godersi la vita, di avere un risvolto positivo.
Sorprende, comunque, la grande capacità imprenditoriale della famiglia, anche se i protagonisti risultano sempre poco profondi. Si riconosce all’autrice la grande capacità di delineare la condizione della donna dell’epoca e di descrivere città e contesto sociale.
Lo consigliamo a...
Agli appassionati di saghe familiari.
Le parole chiave del libro
Sicilia
rancore
rispetto
riscatto
famiglia
potere
