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Finché il caffè è caldo

Finché il caffè è caldo

Autore Toshikazu Kawaguchi

Casa editrice Garzanti, 2015

Pagine 192

La valutazione del Circolo

Che emozione ci ha lasciato il libro?

In collaborazione con Circolo di lettura sezione soci Coop Montevarchi

I Circoli di lettura sono una comunità di lettori che si ritrovano, una volta al mese, per scambiarsi opinioni e sensazioni su un libro la cui lettura, individuale, è stata decisa di comune accordo.

Trama

Finché il caffè è caldo racconta di una misteriosa caffetteria di Tokyo dove è possibile tornare nel passato, seguendo però regole molto rigide.

Quattro donne, segnate da rimpianti e relazioni irrisolte, scelgono di affrontare questo viaggio non per cambiare ciò che è stato, ma per trovare pace. Scopriranno che il passato non può essere modificato, ma che il presente è l’unico tempo in cui è davvero possibile dare un nuovo senso alla propria vita.

Le nostre riflessioni

Nel cuore di Tokyo, un piccolo caffè senza finestre offre ai suoi clienti un’esperienza impossibile: tornare nel passato. Ma non si tratta di un viaggio libero. Ci sono regole precise, rigide, e infrangerle non è un’opzione.

Il romanzo di Toshikazu Kawaguchi si presenta innanzitutto come una porta sulla cultura giapponese. Ogni pagina è attraversata da una malinconia sottile, quasi impercettibile, che accompagna gesti quotidiani e silenzi. La preparazione del caffè, la disposizione degli oggetti, l’atmosfera raccolta del locale: tutto contribuisce a creare uno spazio sospeso, ovattato.

L’idea alla base della storia per noi è stata affascinante: tornare indietro non per cambiare gli eventi, cosa che le regole vietano categoricamente, ma per cambiare se stessi. I personaggi non cercano di riscrivere il passato, ma di fare i conti con ciò che è rimasto in sospeso: parole non dette, relazioni interrotte, rimpianti mai elaborati. È un viaggio intimo, che ruota attorno al perdono e alla necessità di lasciar andare.

Tuttavia, proprio il sistema di regole che rende originale il romanzo finisce talvolta per appesantirlo. Le stesse condizioni vengono ribadite più volte, rallentando il ritmo e creando una certa ripetitività.

Pur parlando continuamente di passato, il romanzo invita a guardare al presente con maggiore consapevolezza. Non possiamo cambiare ciò che è stato, ma possiamo trasformare il modo in cui lo custodiamo dentro di noi.

In definitiva, una lettura delicata e suggestiva, forse a tratti ripetitiva, ma capace di offrire una riflessione sincera sul perdono e sui legami.

Lo consigliamo a...

A chi ama la narrativa giapponese e la sua atmosfera intima e contemplativa.