Trama
Siamo nel 1916. Mentre l’Europa è devastata dalla Grande Guerra, la vita di Clementina Martello subisce un crollo altrettanto violento e privato: rimane vedova con tre figli piccoli a carico. In un’epoca che non prevede autonomia per le donne, Clementina si ritrova sospesa tra il lutto e la necessità di sopravvivere: occupa lo studio che fu di suo padre, sedendosi a una scrivania che simboleggia un’autorità maschile che ora deve fare sua e trasforma la sua istruzione e la sua casa in uno strumento di lavoro. Su suggerimento di un amico, inizia a impartire lezioni private. Quello che nasce come un espediente per “far quadrare i conti” diventa una missione educativa durata oltre vent’anni: Clementina non insegna solo nozioni, ma trasmette l’idea che la cultura sia l’unica vera arma di liberazione, specialmente per le giovani donne a cui apre orizzonti altrimenti preclusi.
La citazione degna di nota
«Il cucito assomiglia alla vita: tiene assieme le cose, crea relazioni, spesso anche complesse, difficili. Solo chi ha iniziato una cucitura sa qual è il punto di apertura e quello di chiusura, la trama segreta del suo lavoro».
Le nostre riflessioni
Il romanzo è scorrevole e si legge bene. Del personaggio di Clementina piace tanto l’intraprendenza, la determinazione nell’aver costruito una scuola. è interessante il contesto storico: sicuramente l’autrice ha fatto delle ricerche, ma si evincono delle imprecisioni; in particolare, la figura di Clementina sembra a volte troppo modernizzata, nelle espressioni linguistiche e nell’atteggiamento.
Certe situazioni descritte piacciono al pubblico perché richiamano i ricordi comuni, di nonne e zie, di battibecchi e famiglia.
Lo consigliamo a...
A tutti.
